Vita e maschere con Kokocinski. Mostra capolavoro promossa dalla Fondazione Roma. Oltre 70 opere per un viaggio da Pulcinella al Clown

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Apre al pubblico oggi, presso lo spazio espositivo Fondazione Roma Museo-Palazzo Cipolla, la mostra personale di Alessandro Kokocinski dal titolo Kokocinski. La Vita e la Maschera: da Pulcinella al Clown. L’esposizione è articolata in sei sezioni: L’Arena; Pulcinella; Petruska; Sogno; Il Clown; Maschera Interiore. Oltre settanta opere polimateriche dalle tecniche fortemente innovative (dipinti, sculture, altorilievi, installazioni, disegni, filmati, versi poetici, libri d’artista) ispirate alla metamorfosi della «maschera» e annovera circa 40 opere inedite realizzate dall’artista espressamente per questa circostanza. L’itinerario è animato anche da due grandi installazioni (Olocausto del Clown tragico; Non l’ho fatto apposta; quest’ultima si avvale della preziosa partecipazione di Lina Sastri, in un video di corredo) che compongono una miscellanea figurativa satura di spunti linguistici, rielaborazioni di opere precedenti assemblate in nuove configurazioni, variazioni tematiche. Ricchissima la grafica e i disegni. La mostra, a cura della Fondazione Kokocinski con Paola Goretti, è promossa dalla Fondazione Roma e organizzata dalla Fondazione Roma-Arte-Musei. L’ingresso è libero. La rassegna ripercorre per sezioni tutti i temi toccati dall’artista nel corso dei suoi anni di vita, o di arte, che poi in Kokocinski coincidono. Una vita che viene voglia di raccontare, non noiosa, ma fatta di circhi, avventure, incontri.

L’ARTISTA
Nato a Porto Recanati da madre russa e padre polacco, a pochi mesi si imbarca con i suoi per l’Argentina, per poi raggiungere il Brasile, dove entra a far parte di una comunità di indios Guaranì e infine viene affidato dai genitori a un piccolo circo uruguayano con cui farà il giro dell’America Latina. È lì che l’artista inizia a disegnare i tratti della sua arte, prima come scenografo teatrale, poi come pittore. Quando arriva in Europa, a ridosso degli anni ’70, inizia a esporre le sue opere e a collezionare successi, supportato da grandi intellettuali come Vedova, Sughi, Attardi, Moravia, Pasolini. «Se è vero che nella produzione artistica confluiscono le esperienze vissute – afferma Emmanuele Emanuele, Presidente della Fondazione – lo è ancora di più per Kokocinski, la cui arte è l’immagine trasfigurata di un uomo tormentato, che ha sperimentato su di sé l’esilio, la persecuzione, la discriminazione sociale, in una parola, la cattiveria del mondo».