Gli irriducibili del vitalizio. Lo bramano pure i condannati. I ricorsi degli ex parlamentari sono decine

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Ha preso carta e penna scrivendo al Consiglio di giurisdizione della Camera, l’organo giurisdizionale presieduto da Alberto Losacco (Pd) e composto da Tancredi Turco (Alternativa Libera) e Antonio Marotta (Area popolare) che ha il compito di dirimere le controversie fra ex deputati e l’amministrazione di Montecitorio, per chiedere – in sostanza – di tornare a incassare il vitalizio. Che non prende più dopo che il 4 ottobre 2016 l’Ufficio di presidenza della stessa Camera glielo ha revocato a causa di una condanna a 2 anni e 6 mesi per malversazione. Stiamo parlando di Luigi Sidoti, 82enne ex deputato di Alleanza Nazionale, che pur definendola “una miseria” (proprio queste due parole utilizzò intervistato da Repubblica) alla somma di 2 mila euro netti al mese maturata dopo appena due anni fra quegli scranni proprio non vuole rinunciare. Al punto da presentare ricorso. Insomma, come se non bastassero gli ex eletti che minacciano una class action contro la delibera recentemente approvata dall’Ufficio di presidenza della Camera, che prevede un contributo di solidarietà triennale per chi incassa un vitalizio di importo superiore a 70 mila euro lordi, ecco spuntare un’altra categoria: quella degli irriducibili dell’assegno. Di cui Sidoti non è che l’ultimo esempio. Ma andiamo con ordine.

Torto o ragione – Prima di rivolgersi all’organismo interno di Montecitorio l’ex parlamentare missino, come raccontato dal Sole 24Ore, aveva fatto pure ricorso al Tar del Lazio chiedendo il ripristino del vitalizio. Nel dichiararsi incompetenti in materia, nella loro ordinanza i giudici hanno comunque difeso l’operato della Camera. Ma nemmeno questo ha fermato il “nostro”. Il quale al Consiglio di giurisdizione ha chiesto che gli venisse nuovamente corrisposto l’importo mensile in attesa del pronunciamento. Ma, come detto, quello di Sidoti non è che l’ultimo caso in ordine cronologico. Prima di lui, infatti, era toccato ad altri nomi più o meno noti del panorama politico italiano. Una trentina in tutto. Ricordate l’ex ministro Enrico La Loggia? Pure lui, l’anno scorso, si è visto respingere il ricorso presentato a dicembre 2014 contro la sospensione del vitalizio (5mila euro netti), causata dall’incompatibilità con la nomina al consiglio di presidenza della Corte dei Conti. Altri 6mila euro al mese.

Tutti e subito – Non è andata meglio nemmeno a un altro famoso terzetto di ex parlamentari di Centrodestra, quello formato da Italo Bocchino, Mario Landolfi e Mario Valducci. I quali hanno presentato ricorso (respinto) contro la decisione dell’amministrazione della Camera di disporre il differimento dell’assegno, che avrebbero voluto già incassare una volta usciti dal Palazzo ma che – complice la riforma del sistema previdenziale di deputati e senatori entrata in vigore il 1° gennaio 2012 – non arriverà prima del 2019 per Landolfi e Valducci e addirittura prima del 2027 per Bocchino.

Twitter: @GiorgioVelardi

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