Vitalizi, c’è il via libera della Camera per ricalcolarli. La legge Richetti prevede l’applicazione del metodo contributivo. Ma al Senato il percorso sarà più complicato

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L’orologio segna le 18.36 quando l’Aula della Camera approva con 348 sì, 17 no e 28 astenuti la proposta di legge Richetti che prevede il ricalcolo col sistema contributivo dei vitalizi di ex parlamentari e consiglieri regionali. Un ritardo di oltre quattro ore sulla tabella di marcia, visto che il voto si sarebbe dovuto tenere entro le 14. Ma dopo una mattinata di tensione fra Pd e M5S, la pdl che porta la prima firma del responsabile comunicazione del Nazareno, che non ha nascosto la propria soddisfazione (“il voto è stato quasi all’unanimità, significa che il lavoro effettuato ha prodotto un consenso molto importante”) è giunta comunque al traguardo. O almeno mezzo traguardo, visto che adesso la legge passerà al Senato dove fra provvedimenti in coda e numeri ‘ballerini’ rischia di finire su un binario morto. Vedremo.

Nel merito – A favore, oltre a grillini (che hanno parlato di “vittoria storica”) e dem, hanno votato pure Lega, FdI, Scelta Civica, Sinistra Italiana, Alternativa Libera e Civici e Innovatori; contro Alternativa popolare, mentre Mdp si è astenuto e Forza Italia – con rare eccezioni – non ha partecipato al voto. L’approvazione è stata anticipata da un dibattito accesso, tanto che c’è stato addirittura chi, come il deputato Angelo Cera (Udc), ha parlato di “morte della democrazia rappresentativa”. Proprio così. Ma oltre al ricalcolo degli assegni, cosa prevede la “Richetti”? Innanzitutto, dalla prossima legislatura i criteri anagrafici per l’erogazione della pensione dei parlamentari saranno quelli della legge Fornero. E ancora: a differenza di quanto previsto in commissione, l’erogazione dei vitalizi resterà in capo alle Camere e non passerà all’Inps, mentre un emendamento ha circoscritto il passaggio dal retributivo al contributivo solo per le pensioni dei parlamentari. Infine, l’assegno sarà congelato per il parlamentare che ricopre un incarico “istituzionale per il quale la Costituzione o altra legge costituzionale prevedano l’incompatibilità”.

Inutile spauracchio – L’altra questione sul tavolo, evocata in particolar modo da FI e Ap, è quella che riguarda la presunta incostituzionalità della “Richetti”, causa la retroattività. Su entrambi i punti “si sta agitando uno spauracchio da parte di chi non la vuole: se vengono rispettati criteri di ragionevolezza e progressività, questa norma si può fare, non vedo grandi ostacoli. Anzi, mi sembra sacrosanto allineare i principi contributivi”, ha spiegato all’Ansa il giurista Gianluigi Pellegrino. “Quando si parla retroattività si usa un termine improprio – ha aggiunto –. Retroattiva sarebbe una norma che azzeri la pensione già percepita o dica: ti abbiamo dato 5 mila euro, ma abbiamo deciso di ricalcolare l’assegno con altri parametri e te ne spettavano 4 mila, quindi ce ne devi mille. Ma dire che da un certo momento in poi, a seguito dell’approvazione di una nuova legge, la pensione sarà calcolata con metodo diverso non implica retroattività, perché la quota corrisposta in passato non viene intaccata”.

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