Voli di Stato, Nordio utilizza l’aereo blu come taxi

Negli scorsi due mesi i voli di Stato sono stati complessivamente 66. Trentanove tratte in trenta giorni solo a novembre.

Trentanove tratte in trenta giorni. Tanti sono i voli di Stato (considerando tutti i vari spostamenti) nel solo mese di novembre. Con la particolarità che il ministro della Giustizia, l’ex magistrato Carlo Nordio, non solo è uno dei più frequenti “utilizzatori” dei mezzi dell’Aeronautica, ma parte o atterra puntualmente a Treviso, sua città natale. Questi sono i dati riportati dall’ufficio di Palazzo Chigi che si occupa del monitoraggio proprio dei voli di Stato.

Carlo Nordio

Considerando gli spostamenti di tutti i membri del Governo negli scorsi due mesi le tratte complessive sono state 66

Un numero certamente non esiguo che neanche a dicembre ha subìto rallentamenti: 27 tratte in un mese che, come noto, prevede lunghi periodi di pausa festiva e giorni di presenza in Parlamento prima di licenziare la Manovra. Insomma, 66 voli complessivi in due mesi. Non male, considerando che restano fuori dall’elenco i “voli segreti per ragioni di Stato” e i voli effettuati dalla premier Giorgia Meloni, dai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa e dalla presidente della Corte costituzionale Silvana Sciarra.

Ma a questo punto la domanda: chi è il ministro che più di ogni altro ha viaggiato a bordo degli aerei del 31esimo Stormo dell’Aeronautica? Innanzitutto, com’è facilmente immaginabile, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, per cui si contano nove viaggi (con più tappe e tratte in molti casi). Segue il ministro della Difesa Guido Crosetto (sei).

A riguardo c’è una curiosità singolare. Nel lungo elenco risultano per il 14 novembre scorso due voli diversi compiuti dai due ministri ma con uguale percorso: Roma – Bruxelles – Roma. In pratica, lo stesso giorno per lo stesso tragitto Crosetto e Tajani hanno preso due aerei diversi.

“La ragione è da ricercare nel fatto che Tajani aveva un vertice con i ministri degli Esteri Ue il 14, mentre Crosetto un altro vertice la mattina dopo”, spiegano fonti della Difesa. In pratica, il primo è partito in giornata, il secondo invece in serata per essere già in sede al mattino del 15. Tutto giusto e legittimo, nessuno scandalo dunque. Resta però il fatto che abbiamo pagato due voli per tratte identiche, di cui però pare non si sarebbe potuto fare a meno dato che, come specificato nei documenti ufficiali, i voli sono avvenuti per ragioni di “sicurezza”.

Ed è la stessa motivazione che accompagna anche i voli compiuti dal Guardasigilli. Per il quale, tuttavia, spunta una curiosità in più. Il 12 novembre Nordio partecipa a Palermo alla giornata conclusiva delle commemorazioni per il trentennale delle stragi di mafia: da Roma va a Palermo e infine atterra a Treviso. Il 15 novembre Nordio va all’inaugurazione della nuova sede della procura di Catanzaro. Il volo per Lamezia Terme, dopo una sosta a Roma, parte da Treviso.

Il 21 novembre ecco il primo viaggio all’estero per incontrare a Parigi il suo omologo Éric Dupond-Moretti: il volo parte da Treviso e ritorna a Treviso. E così anche il 27 novembre quando il ministro si reca a Berlino per la riunione del G7. Insomma, si parte o si atterra sempre e comunque nella città natale dell’ex magistrato. Nei cinque viaggi complessivi accade sempre. Anche a dicembre quando il ministro, l’8 dicembre, si reca a Bruxelles: si parte da Milano, si va nella capitale belga e si rientra nella città veneta.

Per carità: c’è da dire che nelle motivazioni dei viaggi è sempre specificata la ragione di “sicurezza”, dunque è ipotizzabile che per il ministro della Giustizia sia necessario salire a bordo dei mezzi dell’Aeronautica anche per rientrare a casa. Sorge però la domanda se in tutti i voli, specie quelli nazionali, non sia mai stato possibile utilizzare aerei di linea o magari prendere il treno.

Dubbi e domande che ovviamente abbiamo posto all’ufficio stampa del ministro della Giustizia senza tuttavia ricevere una risposta. Così come sarebbe interessante conoscere anche gli eventuali viaggi compiuti dalla presidente Meloni. Per il momento, come documentato giorni fa dal nostro giornale, sappiamo solo che la premier ha speso 156mila euro per le sue prime tre missioni all’estero.

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