Voli di Stato, Salvini non ha commesso abusi. Il pm chiede l’archiviazione. Quando era ministro utilizzò una trentina di volte aerei della Polizia e dei Vigili del Fuoco

MATTEO SALVINI
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

L’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini non ha commesso abusi: durante il suo mandato al Viminale ha utilizzato i voli di Stato rispettando “i criteri di economicità, celerità di spostamento e di impiego razionale delle risorse” e sempre “nell’esercizio delle proprie funzioni di ministro dell’Interno”. Lo scrive la Procura della Repubblica al tribunale ordinario di Roma (collegio per i reati ministeriali), chiedendo l’archiviazione e spazzando via i dubbi sui voli di Stato effettuati dall’ex ministro e leader della Lega con mezzi del Dipartimento di Pubblica Sicurezza o dei Vigili del Fuoco.

Era tutto perfettamente in regola, come l’allora ministro aveva subito spiegato, nonostante un’inchiesta giornalistica avesse insinuato il contrario. Nel maggio 2019 la vicenda era finita su tutti i media, diventando argomento di duro scontro politico e materia per la magistratura. “A distanza di circa due anni, emerge la verità”, sottolinea la Lega.

Dall’archivio: Voli di Stato, Salvini indagato per abuso d’ufficio. Nel mirino della Procura di Roma 35 viaggi a bordo dei mezzi aerei di Polizia e Vigili del Fuoco.

Nessun danno erariale, scrive la Procura, anche perché i costi sostenuti “non appaiono essere palesemente superiori a quelli che l’amministrazione dell’Interno avrebbe sostenuto per il legittimo utilizzo di voli di linea da parte del ministro e di tutto il personale trasportato al suo seguito”. Soprattutto, l’analisi della documentazione “ha confermato che l’utilizzo dei velivoli è avvenuto da parte dell’Onorevole Salvini nell’esercizio delle proprie funzioni di ministro dell’Interno, circostanza che impone di tener conto anche dei dispositivi di protezione eccezionale (primo livello) di cui tale autorita’ e’ destinataria”.

La Procura ha anche ricordato che per il corretto utilizzo dei voli di Stato “occorre garantire un numero minimo di prove di volo con addestramento dell’equipaggio” e che “la procura della giustizia contabile ha escluso la ricorrenza di elementi sufficienti a sostenere in giudizio una contestazione di responsabilità amministrativa, in relazione alla ritenuta impossibilità di dimostrare la sussistenza di un danno erariale”.

Nel maggio 2019, quando alcuni media avevano insinuato presunte irregolarità (leggi l’articolo), Salvini aveva snocciolato pubblicamente tutti i voli del ministro dell’Interno, sia quelli di stato che quelli con velivoli della Polizia. Come è evidente, spiegava il Viminale il 16 maggio 2019, “in nessun caso il ministro ha utilizzato questi servizi per motivi estranei al suo ruolo istituzionale. Salvini è abituato a utilizzare voli di linea, rigorosamente in economy, nonostante abbia il livello di tutela personale più elevato”.

Dopo due anni, il sostituto procuratore Laura Condemi mette la parola fine alla vicenda, citando anche le disposizioni dalle quali “può trarsi una interpretazione univoca” e quindi chiarissima della vicenda. Tutto in regola e nessun abuso. La procura chiede così l’archiviazione. Nel settembre 2019 (leggi l’articolo) anche la Procura Regionale del Lazio della Corte dei Conti aveva archiviato il procedimento sui 35 viaggi di Salvini sostenendo che non emersi “elementi sufficienti per sostenere in giudizio una contestazione di responsabilità amministrativa”.