Voto di scambio e immigrati

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di Lapo Mazzei

Si sta rivelando azzeccata la profezia del presidente dei senatori di Forza Italia Paolo Romani, per il quale l’attività parlamentare si sarebbe presto trasformata in un «Vietnam per il governo». Il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e in quota parte la Lega Nord di Matteo Salvini hanno infatti deciso di trasformare le aule di Camera e Senato in veri e propri ring. Ieri se ne è avuta la dimostrazione definitiva. Il confronto, a tratti drammatico, registrato ieri alla Camera fra il ministro dell’Interno Angelino Alfano e i leghisti sul tema dell’immigrazione, culminato con l’espulsione del deputato Prataviera, è la prova che le regole del gioco sono saltate e ognuno gioca in proprio per ottenere il massimo della visibilità in campagna elettorale. La Lega ha esposto cartelli con su scritto “Alfano dimettiti” e “Alfano ministro dei clandestini”. Dal canto suo, il titolare del Viminale non si è lasciato intimidire e ha replicato a muso duro: «L’Italia è una grande democrazia che ha l’obbligo di garantire l’accoglienza» ha spiegato. «Noi non faremo morire le persone in mare per 500mila voti in più della Lega. Ci faremo carico della sicurezza dei cittadini e dell’accoglienza. Se voi volete la sicurezza e i morti sappiate che noi vogliamo la sicurezza e i vivi. Sappiate che questa è la differenza tra una grande democrazia e la repubblica delle banane». Non solo campagna elettorale, ormai siamo allo scontro culturale.

Firme sospette
Quello che sembra registrarsi ogni volta fra i parlamentari pentastellati, che riescono a litigare anche per gli spiccioli mentre le distanze tra fedelissimi e dissidenti crescono di giorno in giorno, al punto che molti deputati dell’una e dell’altra fazione hanno persino smesso di scambiarsi il saluto. La storia del giorno inizia con una mozione proposta da Sel per la sospensione in Italia del conio delle monetine da 1 e 2 centesimi di euro, il cui costo di produzione – secondo il primo firmatario Sergio Boccadutri – ha prezzi altissimi. La pensano così anche diversi esponenti di Scelta Civica e del Pd, tra questi Nico Stumpo. Ma a sorpresa, in calce al testo della mozione, spuntano anche le firme di alcuni deputati grillini: Tommaso Currò, Paola Pinna e Marta Grande. Il problema, a quanto si apprende, è che queste firme di sostegno alla mozione sarebbero arrivate senza passare attraverso il vaglio del resto del gruppo parlamentare. Un vero dramma all’interno dell’assemblea dei 5 Stelle, abituata a condividere anche ogni più piccola decisione. Currò, poi, è nell’occhio del ciclone e sorvegliato speciale in queste ore: il deputato ha già firmato un emendamento targato Forza Italia sull’istituzione di un’oasi marina protetta a Capo Milazzo.

Regola elementare
Contemporaneamente le cose non sono andate meglio al Senato dov’era all’ordine del giorno l’approvazione definitiva della legge su voto di scambio, poi approvata con 191 voti favorevoli, 32 voti contrari e 18 astenuti. Secondo le nuove regole, in vigore da subito e quindi anche per le elezioni europee del prossimo 25 maggio, non servirà più necessariamente lo scambio di denaro per punire penalmente il voto di scambio politico-mafioso, ma anche «altre utilità» che presuppongono accordi tra politici e organizzazioni mafiose. Il reato, dunque, sarà allargato anche ad altro tipo di legami e favori, non solo dietro pagamento di denaro. La tensione a palazzo Madama è esplosa durante le dichiarazioni di voto. Il presidente del Senato Pietro Grasso ha richiamato e poi espulso i senatori pentastellati Alberto Airola e Vincenzo Santangelo perché urlavano a più non posso dai banchi contro i relatori degli altri gruppi che stavano intervenendo a difesa del provvedimento. Dai banchi M5S sono così arrivate di rimando altre proteste e urla («Fuori la mafia dallo Stato!», «Collusi!») che hanno indotto Grasso a frasi perentorie: «In quest’aula l’ordine lo tengo io», «Se io dico di tacere, lei deve tacere» oltre al «In quest’Aula devono poter parlare anche gli altri». Una regola elementare, che però rischia di soccombere alle esigenze di visibilità mediatica in vista del voto per il Parlamento di Bruxelles.

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