Lavoro, una Repubblica fondata sui voucher: 115 milioni nel 2015. E il Governo non vuole abolirli

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Siamo una Repubblica fondata sui voucher. E siamo destinati a restare tali. Perché rispondendo al Question time alla Camera, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha spiegato che il Governo non ha nessuna intenzione di fare a meno di un mezzo molto discusso che viene utilizzato anche per nascondere il lavoro nero. “Siamo contrari all’abolizione dei voucher”, ha affermato il premier, “ma siamo pronti a discutere con il Parlamento di eventuali forme migliorative”. Il premier ha poi aggiunto: “Non c’è governo negli ultimi anni che abbia combattuto il precariato come ha fatto il nostro”.

UN ECCESSO CHE NON CONVINCE –  Al di là delle risposte occorre fare i conti con i dati ufficiali dell’Inps riportati nell’interrogazione a risposta immediata presentata alla Camera da ben 31 deputati. E il dato che emerge è di quelli eclatanti visto che nel corso dell’anno 2015 si è registrata una vendita di oltre 115 milioni di voucher, ma con una riscossione di solo 88 milioni di essi. Ciò farebbe presupporre più di qualche dubbio. “Si tratta di una differenza inspiegabile di voucher in meno (del valore nominale di circa 10 euro l’uno)”, si legge nell’interrogazione, “che corrispondono a 300 milioni di euro di lavoro prenotato e non pagato di cui non si sa nulla e che, soprattutto, nessuno si è preoccupato di tracciare e controllare nel 2015, come peraltro negli anni precedenti”. Confrontando poi la vendita rispetto al 2014 si è registrato un incremento del 66,35% (69 milioni) quando però ne erano stati riscossi 63,8 milioni. I deputati che hanno interrogato il Governo sostengono che i voucher sono “sempre più utilizzati per nascondere l’utilizzo di lavoratori in nero e infortuni sul lavoro, nel quadro di un sistema su vere e proprie forme di schiavismo che favoriscono l’evasione fiscale sulla pelle dei lavoratori, soprattutto più giovani”.

LA RISPOSTA NON CONVINCE – Anche i dati del ministero del Lavoro guidato da Giuliano Poletti dimostrano che l’utilizzo dei pagamenti con i voucher è in costante aumento. Da 24.437 percettori dei tagliandi (Il valore netto di un voucher da 10 euro nominali, in favore del lavoratore, è di 7,50 euro e corrisponde al compenso minimo di un’ora di prestazione, ndr) nel 2008 siamo arrivati a 1.392.906 nel 2015. L’utilizzo dei voucher appare dilagante nel settore del commercio. Insomma, quello che doveva essere un mezzo per la retribuzione di lavori occasionali è diventato uno strumento abusato. Evidentemente non è un problema così grande per il Governo vista la risposta di Renzi: “I percettori di voucher oscillano tra 1,9 e 2,7%, poi se ci sono degli eccessi siamo pronti a discuterne, ma vorremmo che ci fosse l’ammissione che il Jobs Act è stata una svolta per migliaia di lavoratori”. Una risposta non proprio esaudiente. Tanto che uno dei firmatari dell’interrogazione, Arturo Scotto, ha immediatamente risposto: “I voucher vanno aboliti, non modificati. La questione morale di questo Paese si chiama lavoro povero, un vero e proprio caporalato del XXI secolo che vale 7 euro e 50 l’ora. Occorre un piano straordinario per il lavoro, non incentivi a pioggia”.