Se le tendenze attuali non verranno invertite, nei prossimi anni quasi 278 milioni di bambini e bambine nel mondo rischiano di restare esclusi dalla scuola e non potranno ricevere un’istruzione adeguata. È questo l’allarmante dato che emerge dall’Education Atlas Learning Out Loud, il nuovo Atlante globale sull’educazione presentato questa mattina da WeWorld, che fotografa una crisi che peggiora di giorno in giorno mettendo a rischio il diritto allo studio dei minori.
Secondo quanto dichiarato dall’organizzazione italiana indipendente durante la presentazione del dossier, la situazione è già oggi drammatica. Questo perché ci sono già 251 milioni di minori che sono sistematicamente esclusi dai sistemi educativi dei rispettivi Paesi in cui vivono, mettendo una seria ipoteca sulle loro possibilità di ottenere “un futuro migliore”.
Ma il peggio non è ancora arrivato. Come fa notare WeWorld, lo scenario globale appare destinato a peggiorare ulteriormente visto che la stessa ong spiega che entro il 2026 gli aiuti internazionali destinati all’istruzione potrebbero diminuire di altri 3,2 miliardi di dollari. Appare inevitabile che davanti a un taglio tanto forte dei finanziamenti farà salire esponenzialmente il numero dei bambini che non hanno accesso alla scuola. Proprio per questo nel volgere di pochi anni è possibile – per non dire probabile – che la quota di giovanissimi impossibilitati a ricevere un’educazione adeguata raggiungerà la cifra shock di 278 milioni di bambini.
Dati allarmanti
Come emerge dalla lettura dell’Atlante, nel 2024 è stato coperto appena il 29,8 per cento dei fondi che per l’Onu sono necessari per garantire un’educazione adeguata ai più giovani. Il problema è che questa percentuale, estremamente bassa, nel 2025 – in attesa dei dati definitivi – potrebbe essersi ulteriormente ridotta ad un misero 24 per cento rispetto alle stime delle Nazioni Unite. Un calo drastico che gli esperti non esitano a definire come “un crollo verticale” dei finanziamenti destinati all’istruzione e ai giovanissimi, che dimostra come la politica mondiale sia sostanzialmente “sorda” alle istanze delle nuove generazioni. Non c’è dubbio che in questo scenario risulta particolarmente critica la situazione nei Paesi a basso e medio-basso reddito dove mancano all’appello circa 97 miliardi di dollari all’anno, ossia la cifra ritenuta necessaria per raggiungere entro il 2030 l’Obiettivo di sviluppo sostenibile promosso dalle Nazioni Unite.
Contrariamente a quanto si pensi, la riduzione delle risorse destinate all’Istruzione non è un problema futuribile ma ha già effetti visibili che si ripercuotono sui più giovani. Si va dalla chiusura di scuole che accelera sempre più, all’aumento dell’abbandono scolastico che sta diventando una piaga senza via d’uscita, fino alla carenza di insegnanti, al taglio dei servizi di supporto psicosociale e al peggioramento delle condizioni di apprendimento.
WeWorld: 278 milioni di bambini rischiano di restare senza scuola
Ma cos’è l’Atlante Learning Out Loud? Si tratta di uno strumento di analisi e di advocacy di questo preoccupante fenomeno, ma anche di una proposta di cambiamento destinata alla politica. Infatti il rapporto raccoglie dati globali, evidenze dal campo e soluzioni concrete basate su oltre 50 anni di esperienza accumulata da WeWorld e include schede dedicate a 13 Paesi in cui l’organizzazione è presente sul campo, dall’Italia all’Ucraina, dal Libano al Kenya, fino a Siria e Cambogia. Nell’Atlante sono presenti mappe, grafici e infografiche che restituiscono un quadro dettagliato e drammatico, anche se l’obiettivo dichiarato è andare oltre la semplice fotografia della realtà ma proporre “soluzioni” al fenomeno.
“Non siamo di fronte solo a una crisi dell’istruzione, ma a una crisi di diritti e di futuro”, ha spiegato Dina Taddia, consigliera delegata di WeWorld, sottolineando come investire nell’educazione significhi rafforzare tutela, benessere e partecipazione delle nuove generazioni. Un approccio che si riflette anche nel titolo dell’Atlante: Learning Out Loud, imparare ad alta voce, perché l’educazione non si esaurisce tra i banchi di scuola ma passa anche dalle relazioni, dagli spazi quotidiani e dall’ascolto delle voci dei più piccoli.
Al centro del rapporto c’è il framework Cares, il modello educativo di WeWorld che riconosce bambine e bambini come soggetti attivi del proprio percorso di apprendimento. Comunità, accesso, diritti, espressione e sicurezza sono le cinque dimensioni su cui si fonda un approccio che punta a superare le dinamiche adultocentriche e a costruire sistemi educativi più equi, inclusivi e resilienti. Un percorso che, avverte l’organizzazione, richiede risorse adeguate, investimenti di lungo periodo e una reale volontà politica di mettere l’educazione al centro delle priorità globali.