Zaia vuole un’Italia solidale. Ma solo quando conviene al Nord. Il governatore reclama miliardi per Venezia. Ma disse no ai fondi per i “quattro sassi” di Pompei

di Fausto Tranquilli
Politica

Il patrimonio artistico è di tutti. E quando è in pericolo tutta l’Italia deve contribuire a metterlo in sicurezza. Dopo settimane d’inferno per Venezia, con la stessa basilica di San Marco invasa dall’acqua alta, il governatore Luca Zaia ha chiesto miliardi di euro al Governo per salvare la Serenissima. Normale per lui che l’Italia debba essere solidale con il Veneto. Ma allo stesso tempo non sembra per lo stesso Zaia altrettanto naturale che il Veneto debba esserlo con il resto d’Italia, visto che nel 2010 invocò le barricate per cercare di negare fondi a Pompei che stava crollando, definendo la preziosa area archeologica quattro sassi.

L’APPELLO E LA FUGA. Nel corso dell’audizione ieri in commissisone Lavori pubblici del Senato sullo stato di avanzamento delle opere e delle attività relative alla realizzazione del Mose, il sistema di dighe che dovrebbe proteggere Venezia dall’acqua alta, il governatore ha evidenziato la fragilità della città lagunare. “Se c’è stata la legge speciale – ha detto – la si deve al fatto che Venezia deve avere un trattamento particolare”. E ha ribadito di aver chiesto sempre ieri, nel corso della riunione del Comitatone, “1,5 miliardi in dieci anni per le mie competenze. Il sindaco Brugnaro altri 150 milioni di euro per 10 anni relativamente alle attività di sua competenza”.

Ancora: “Venezia ha avuto una tragedia che è unica, con acque alte che si ripetono continuamente. Una massacrata così non l’ha mai presa. I danni sono ingenti e adesso ha bisogno di risorse”. Un intervento in cui, dimenticando quando prendeva parte a inaugurazioni solenni, il presidente del Veneto ha cercato anche di prendere le distanze da eventuali sue responsabilità sullo scandalo del Mose. “Funziona il Mose? Sulla carta funziona – ha affermato – ma rispondo per altri, perché non è un’opera mia. Se funziona – ha aggiunto – abbiamo la più grande opera d’ingegneria idraulica e ambientale, che il Paese può spendersi in campo internazionale. E ci costerà 80-100 milioni di euro di manutenzione. Se non funziona, avremo sprecato quanto meno 5,5 miliardi e sarebbe una tragedia, forse il più grande spreco della storia mai conosciuto nella storia della comunità internazionale”. Poi ha insistito: “Io non so effettivamente nulla, non perché mi lavo le mani ma perché il dato di fatto è questo”.

IL PRECEDENTE. Miliardi dovuti da tutti insomma per salvare Venezia mentre nel 2010 proprio Zaia voleva negare 250 milioni ai “quattro sassi” di Pompei: “Non sarà mica possibile vedere la gente con le carriole nuove che mette in sicurezza quel mucchio di rovinassi”. Una vicenda che ricorda bene la senatrice pentastellata Virginia La Mura, di Pompei: “Anacronistico parlare oggi parlare di differenze di fondi stanziati tra nord e sud”. Insomma Lega nazionale per prendere voti, ma poi sempre la solita Lega Nord contro i terroni.