Zalone icona della sinistra. Per i radical chic è di moda. Il comico sbanca il box office: già 70 milioni d’incasso. Ma il film sul posto fisso a ogni costo non sposa l’attualità

di Marco Castoro
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di MARCO CASTORO

Vuoi perché piace. Vuoi perché subentra la curiosità di andarlo a vedere (avendone sentite di tutti i colori sul film e sull’interprete). Sta di fatto che Checco Zalone continua a sbancare il box office. Siamo vicinissimi ai 70 milioni, 18 in più di Sole a catinelle, a soli 10 milioni dal record di incassi di Avatar. Incredibile ma vero: stiamo parlando di Zalone come di un fenomeno culturale. Perché il cinema è sempre cultura, anche quando si parla di cinepanettoni o di Quo vado?.
Il film piace e fa discutere perché Zalone rappresenta l’italiano medio. Non a caso è stato paragonato perfino ad Alberto Sordi. E sull’argomento va steso un velo pietoso. Chi lo afferma dice un’eresia. Sordi ha ricoperto con grande maestria tutti i ruoli dell’italiano medio. L’attore pugliese, invece, affronta temi di attualità: il posto fisso e i tagli alla pubblica amministrazione. La scena di tutti i dipendenti radunati in una sala per la chiusura della sede e il conseguente il trasferimento del personale è molto divertente. Chi in un modo, chi nell’altro tutti riescono a salvarsi. Tranne lui che così dovrà affrontare il trasferimento, con l’obiettivo di non rinunciare mai al posto fisso, anche a costo di girare il mondo fino al Polo Nord.

L’ATTUALITA’

Ma il posto fisso è ancora sacro come la verginità pre-matrimoniale? I tempi cambiano velocemente. Molti giovani se ne vanno dall’Italia. Per studiare, lavorare, far carriera. Per sfuggire alla burocrazia e alla morsa delle tasse. Abituati alla flessibilità e alla precarietà. Appena possono, lasciano la famiglia. Il periodico Famiglia Cristiana ha scritto che «Zalone e il regista Nunziante spiegano l’Italia meglio di Ilvo Diamanti o Giuseppe De Rita». Ma siamo sicuri che l’Italia è ancora fondata su certi miti? Visto che ormai la precarietà la fa da padrone? Per anni la commedia all’italiana ha raccontato, con realismo e ironia, il Paese della ricostruzione e del boom economico. Oggi c’è la crisi economica e la disoccupazione. Ma gli stessi canovacci valgono ancora? Per i giovani sicuramente no.
Tuttavia il fatto che tanti spettatori vadano a vedere in massa il film di Zalone, al punto da farlo diventare un fenomeno sui cui dibattere, fa riflettere. Il tema, dunque, interessa. È di attualità. Pure i talk show politici affrontano l’attualità ma i risultati degli ascolti deludenti sono sotto gli occhi di tutti. Ma allora perché Zalone piace e Ballarò no? Anche nelle trasmissioni tv si parla degli enti destinati a chiudere, dei trasferimenti del personale, del posto fisso sotto attacco. Della minaccia che subiscono i tanti Zalone d’Italia. A cominciare dagli impiegati che timbrano il cartellino e poi escono a fare la spesa o quant’altro. Renzi vuole licenziarli. I sindacati – che per anni hanno stoppato ogni licenziamento – ora dicono che le leggi sui fannulloni ci sono e quindi vanno applicate. Basta questo esempio per spiegare come l’Italia sta cambiando. I vecchi miti e valori dell’italiano medio non sono più al centro del villaggio. Seppure Zalone abbia avuto l’intuizione di raccontarli. E gli va riconosciuto il merito. Come fece qualche anno fa Antonio Albanese con Cetto La Qualunque, quando la classe politica corrotta teneva banco. Oggi Cetto non avrebbe lo stesso successo. Perché gli italiani hanno perso completamente l’interesse per la politica. Che resta limitato al perimetro degli addetti ai lavori. Tra poco tempo il posto fisso di Zalone non sarà più l’ombelico degli italiani. Seppure siamo sempre il Bel Paese del conformismo. La fortuna di Zalone sta nel fatto che i suoi film diventano una moda. Come lo diventò a suo tempo il quotidiano Repubblica per i radical chic.

EVENTO RAVE
Non solo sul tema della trama, ma anche sulla buona fattura del film (ora la società di produzione Taodue punta sui mercati esteri), Zalone è riuscito a dividere gli italiani. Addetti ai lavori e non. Per taluni il suo successo l’ha fatto diventare un’icona politica. Per altri invece è da catalogarsi come un bluff. Pesante l’affondo di Sergio Castellitto: “Non penso che il suo successo farà bene al cinema italiano, ma è meglio dei film assistiti che hanno dissipato milioni di euro. Mi sembra un evento rave, quando tutti si riuniscono sul campo”.
“Premesso che Zalone mi fa molto ridere – ha proseguito l’attore e regista – così come mi fa altrettanto ridere la sinistra che dopo anni di snobismo sale sul carro del vincitore, eleggendo Zalone a sociologo d’Italia, quando è solo un grande comico riuscito a prendere il pubblico dei cinepanettoni e quello di sinistra. Comunque il cinema è un’altra cosa”.