Nomine all’Authority delle Camere. Salta fuori il trombato Zanetti. L’Ufficio parlamentare di bilancio è scaduto da un anno. E l’ex deputato montiano punta ad uno dei tre posti

Ufficio Parlamentare di Bilancio Zanetti
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Pochi probabilmente lo conoscono, eppure il suo ruolo non è di secondo piano dovendo badare tra le altre cose alle analisi che garantiscono il pareggio dei conti statali. Stiamo parlando dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, una sorta di Authority interna alle Camere nata nel 2014 come conseguenza del famigerato “fiscal compact”.

Tanto per avere un’idea: ad ogni legge di bilancio l’audizione del rappresentante dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio è tra le più attese per comprendere in che direzione si sta andando. Se da una parte l’UpB riveste un ruolo autorevole, dall’altra negli ultimi mesi l’Authority è stata un (bel) po’ bistrattata da Camera e Senato. Dopo i sei anni naturali di durata i tre membri (Giuseppe Pisauro, che ne è il presidente, Chiara Goretti e Alberto Zanardi), il Consiglio è in proroga da oltre un anno. Precisamente dall’aprile 2020.

E da alcuni giorni anche a mezzo servizio considerando che la Goretti ha rassegnato definitivamente le dimissioni “a seguito del conferimento dell’incarico di Coordinatrice della Segreteria tecnica del PNRR”, come si legge sul sito istituzionale. Ed è proprio per questa ragione che le Commissioni Bilancio di Camera e Senato hanno deciso di riprendere in mano concretamente la pratica delle nomine.

I CANDIDATI. Il meccanismo è piuttosto arzigogolato: vengono presentate delle candidature, le Commissioni scelgono dieci nomi validi che a loro volta vengono sottoposti ai presidenti di Camera e Senato che ne scelgono tre. Questa volta, però, le Commissioni hanno deciso di nominare un Comitato formato da 32 onorevoli (16 deputati e 16 senatori) che dovranno analizzare tutti i 31 curricula arrivati e da qui scegliere i dieci da presentare ai presidenti.

Secondo quanto risulta al nostro giornale, gli uffici delle Commissioni Bilancio del Senato e della Camera hanno svolto un lavoro istruttorio che distribuisce le 31 candidature in tre gruppi: coloro che risulterebbero in possesso dei requisiti professionali (21 candidature); coloro che non risulterebbero in possesso dei requisiti professionali (6 candidature); coloro i cui requisiti professionali non sembrerebbero pienamente corrispondenti a quelli indicati nell’avviso (4 candidature). Tra questi ultimi ci sarebbe anche Enrico Zanetti (nella foto).

MALELINGUE. Questo nome probabilmente a qualcuno dirà più di qualcosa. Parliamo infatti dell’ex deputato e viceministro dell’Economia (col governo Renzi), eletto con Scelta Civica, la sfortunata lista di Mario Monti. Insomma, dopo l’esperienza da parlamentare Zanetti starebbe provando a “rientrare” anche se in un’altra veste e forma. Ma c’è di più. Nei corridoi parlamentari si mormora che dal centrodestra – e in particolar modo da Forza Italia – si sta premendo affinché nella lista dei dieci ci sia anche Zanetti, che poi potrebbe (chissà) contare sull’appoggio della presidente Casellati. Tutte suggestioni, per carità.

Ma resta il fatto che la sua candidatura non solo con ogni evidenza non rispetta la “riconosciuta indipendenza” richiesta ai candidati ma risulterebbe almeno secondo alcuni fortemente carente dal punto di vista delle qualifiche professionali. “Tra le 31 candidature ci sono esponenti della comunità scientifica nazionale e internazionale e competenze di altissimo profilo”, spiega qualcuno dal Comitato. Che spera ora che le nomine senza i giusti requisiti decadano.