Zero metri quadrati risanati, ma la Sogesid costa milioni

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di Andrea Koveos

Il sistema delle bonifiche in Italia ha fallito. Oltre a non aver risolto i problemi dell’inquinamento ha lasciato spazio a situazioni che hanno dell’incredibile con relativo spreco di fondi pubblici. Simbolo di questa inefficienza è la Sogesid. Istituita nel 1993 per qualche anno ha tirato a campare con piccoli appalti per la costruzione di impianti idrici. Dal 2008 con l’avvento al ministero di Stefania Prestigiacomo la società, sempre posseduta al 100% dal ministero dell’Economia, viene trasformata in una società per azioni in house del ministero dell’Ambiente. E qui viene il bello. Comincia una pioggia di affidamenti, tra cui buona parte degli studi sulle bonifiche. È qui che la Sogesid diventa sostanzialmente il doppione di Ispra e delle Arpa regionali, producendo consulenze e prebende. Solo nel 2012 la Sogesid ha speso 4,3 milioni di euro in consulenze esterne per un totale di 203 contratti. Dalla sua nascita ha collezionato 1.500 contratti di consulenza per un totale di 35 milioni di euro.

Secondo i dati del ministero dell’Ambiente ammontano a 426 milioni le commesse affidate a Sogesid dal ministero dal 2008 al 2011. Cifre considerevoli tanto che alcuni deputati del Partito democratico interrogarono l’allora ministro Stefania Prestigiacomo proprio sull’inutilità della società in questione e su come le commesse affidate avrebbero potuto essere realizzate da altri enti pubblici, risparmiando in questo modo svariati milioni di euro. Di recente è stato il senatore del Pd Mario Morgoni a presentare un’interrogazione al Ministro Orlando chiedendo, tra l’altro, per quali siti inquinati sia stata ultimata la bonifica ad opera della Sogesid e per quali siano attualmente in corso i lavori. C’è di più. L’ex ministro Clini, durante un’audizione in Commissione Ambiente, alla Camera, ricordò il decreto sulla Spending review prevedeva la fine delle società in house al 31 dicembre 2013. Su questa chiusura annunciata, però, lo stesso Morgoni nutre ancora forti dubbi.

La figura chiave per capirne qualcosa di questa società, emblema degli sprechi, è Gianfranco Mascazzini, lo storico direttore generale del ministero dell’Ambiente. Come riporta “Il Paese dei veleni”, il libro-inchiesta a cura di Andreina Baccaro e Antonio Musella, per decenni è restato sempre al suo posto, inamovibile fino alla pensione nel 2010. Ebbene stiamo parlando di un sistema malato, che lo stesso Mascazzini spiega alla commissione bicamerale d’inchiesta sui rifiuti che si occupava delle bonifiche affidate a Sogesid. Nel 2010, subito dopo la pensione, Mascazzini diventa consulente di Sogesid. Per i magistrati di Napoli che firmano l’ordinanza di arresto nel gennaio 2011, è proprio il suo ruolo di consulente di Sogesid che ne rende necessaria la misura cautelare. In merito alle bonifiche, in alcuni casi l’operato del ministero non favorisce solo lo spreco di denaro pubblico, ma rischia addirittura di peggiorare lo stato di inquinamento dei suoli. È il caso della bonifica mai avvenuta del Sin di Bagnoli-Coroglio a Napoli, l’area delle ex acciaierie Italsider gestita dalla Bagnoli Futura spa, società in house del Comune di Napoli.

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