Zingaretti lascia il Lazio, ma è una balla delle Destre. Un intervento del governatore scambiato per l’addio alla Regione. Era un modo per dire no a un ministero

di Giuseppe Vatinno
Politica

Ieri, nel primo pomeriggio, le agenzie riportavano una strana dichiarazione, rilasciata a margine della presentazione del V rapporto “Mafie nel Lazio” – tenutosi in una villa sequestrata ai Casamonica a Roma -, dal governatore del Lazio e segretario nazionale del Pd Nicola Zingaretti: “In questi mesi ho onorato un doppio impegno, quello di presidente della Regione e di leader nazionale e oggi avverto un po’ il peso e la fatica di un doppio ruolo, soprattutto nel momento del Covid, che richiederà una presenza e che sarà costante. L’impegno di leader nella fase che abbiamo davanti sarà importante, ricca di discussione politica, di sostegno al governo, di rigore ma troveremo una risposta anche a questa situazione che è faticosa, molto pesante e alla quale io credo molto. Per questo ho fatto davvero di tutto per onorare questo doppio ruolo. Nelle prossime settimane vedremo e discuteremo su come andare avanti”.

Successivamente Zingaretti aveva aggiunto: “Non sono in campo per fare il ministro”. Dallo staff della Regione Lazio, interpellato da La Notizia, fanno sapere che non c’è nessuna intenzione da parte del governatore di lasciare la Regione né la Segreteria nazionale e che la dichiarazione di Zingaretti va interpretata come risposta agli inviti da più parti avanzati nei giorni scorsi ad entrare nell’esecutivo con un ruolo ministeriale. In effetti, non aveva molto senso da parte del Pd riaprire i giochi nel Lazio rischiando elettoralmente ad oltre due anni dalla scadenza del mandato. E il tutto poi, dopo la buona performance elettorale appena effettuata, in cui il Pd ha tenuto in Puglia e Toscana, resistendo agli attacchi leghisti.

Quindi la lettura è opposta, la Regione Lazio – e non l’Esecutivo – sarà il fortino di Zingaretti da cui continuerà la sua azione di regista governativo, data la difficile situazione che l’Italia affronta in questi tempi. Dopo il primo comunicato i giornali dell’opposizione avevano rilanciato la notizia che “Zingaretti lasciava il Lazio per un posto nell’esecutivo, come ministro”. Una lettura affrettata e superficiale che ha esposto chi l’ha compiuta ad una clamorosa smentita ed ad una sostanziale figuraccia mediatica che ha messo in allarme per qualche ora il ceto politico regionale e nazionale.

Chi tentava di destabilizzare ulteriormente il governo è servito. Zingaretti e Di Maio, infatti, hanno dichiarato che la strada futura verterà sempre più su un asse strategico giallo-rosso anche – e soprattutto – a livello locale, cioè alla base della macchina amministrativa del nostro Paese, altrettanto importante del nazionale. Indubbiamente Zingaretti è il personaggio politico che è uscito più rafforzato dalle ultime tornate elettorali e sta, in un certo senso, delimitando il territorio, disegnando un perimetro politico che lascia intravvedere un disegno più complesso che, tramite l’alleanza con i Cinque Stelle, possa diventare il motore propulsivo dei prossimi anni.

Poi c’è anche il discorso delle elezioni per Roma del prossimo anno. Zingaretti ha parlato anche in questo caso di collaborazione per un percorso condiviso con i Cinque Stelle, non facendo riferimento ancora al nome di Virginia Raggi che aveva precedentemente escluso, ma su cui non è escluso un ritorno di interesse proprio in vista di un asse strategico tra le due forze politiche.