Zingaretti vuole prendersi il Pd e i renziani tornano En Marche. La corsa alla segreteria pesa sugli assetti Ue. Ora è un rebus pure la collocazione a Bruxelles

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È bastato che venerdì Maurizio Martina annunciasse la squadra che avrebbe composto la sua segreteria, per far sì che le correnti del Pd tornassero a scuotere il partito dall’interno. Un maelstrom politico, provocato a suon di comunicati stampa e tweet, che inevitabilmente ha finito per risucchiare nel gorgo dei veti incrociati la barca dem.

Dall’Italia all’Europa – La mossa del neosegretario era dettata dall’esigenza di ricompattare il partito, l’effetto ottenuto quello esattamente opposto.  Del resto la cortina di nebbia che avvolge l’orizzonte democratico, che si diraderà da qui al congresso, nasconde al suo interno più di un contendente e con esso più di una strategia. E se, come sembra, una road map che portasse in tempi brevi il Pd in conclave, aumenterebbe le chance di vittoria dell’attuale presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, ad oggi l’unico candidato, dall’altra un’assise a ridosso delle elezioni europee potrebbe dare il tempo alle altre correnti di riorganizzarsi, riequilibrando il tavolo con nuove fiches.  Ma alle tempistiche congressuali non è legata soltanto la segreteria. Una soluzione rapida della contesa, che vedesse uscire vincitore Zingaretti, infatti, farebbe tornare di moda dalle parti del Giglio Magico il vecchio leitmotiv della scissione. I tempi  sarebbero strettissimi, anche e soprattutto per riuscire ad agganciarsi al treno delle europee, eppure il dialogo per la piattaforma comune avviato da Matteo Renzi insieme ai francesi di En Marche e gli spagnoli di Ciudadanos, per presentarsi uniti alle elezioni per il rinnovo del parlamento di Strasburgo, non si è mai del tutto interrotto. Del resto il 25 giugno scorso fu proprio il presidente di En Marche, Christophe Castaner, volato in Spagna per incontrare il leader di Ciudadanos, Albert Rivera, ad esplicitare ufficialmente alla stampa il progetto comune. “Dobbiamo evitare di chiudere noi stessi in un gruppo già strutturato”, disse allora da Madrid Castaner. Come dire che i partiti guidati da Renzi, Macron e Rivera, sarebbero presto usciti dal Ppe, per fondare una nuova casa comune in Europa.

Svincolo obbligato – Poi il fronte  italiano si raffreddò, anche per via dei sondaggi, che vedevano l’eventuale partito personale dell’ex premier appena sopra il 4%. Ora però, nell’universo dem che ruota intorno a Renzi, qualcosa è cambiato e l’idea di correre da soli in Italia e in Europa sta tornando a farsi sentire. Per adesso si tratta solo di una suggestione, ma la paura del possibile avvento di Zingaretti, con annesso repulisti, fa tremare più di qualche colonnello. “Tutto è possibile – ragionano fonti dem su posizioni opposte a quella dell’ex premier – . E l’attuale conferma di Piero Fassino nella segreteria, che continuerà a rappresentare il Pd nella presidenza del Pse, dimostra come gli annunci di Castner riguardassero un’operazione solo renziana, fuori dal partito”. Il timing del congresso quindi, potrebbe sancire la nascita o l’accantonamento, di più di una strategia.

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