Zuffa sul mancato rinvio delle tasse, ma Conte ha una strategia precisa. Intervenire ora avrebbe danneggiato la trattativa Ue. Le solite Destre però fingono di non capire e attaccano

di Nicola Scuderi
Politica

Nessun ulteriore rinvio per il pagamento delle tasse. Almeno per ora. “In questo Paese bisogna anche iniziare a dire che le imposte vanno pagate perché servono a finanziare i servizi essenziali. E non credo che le partite Iva stiano peggio degli altri”, ha detto il viceministro per l’economia Antonio Misiani. E con tali dichiarazioni sono subito esplose le polemiche, all’interno della maggioranza e con le solite destre pronte a soffiare sul fuoco pur di attaccare il Governo. Non aver previsto altri slittamenti alla vigilia del difficile negoziato europeo che sta portando avanti il premier Giuseppe Conte ha però un senso. Sarebbe stato piuttosto difficile presentarsi a Bruxelles battendo i pugni per avere aiuti e dover allo stesso tempo giustificare che un Paese che ha bisogno di risorse imponenti è lo stesso Paese che si concede il lusso di rinunciare al gettito fiscale. Un particolare che sembra azzerare qualsiasi tipo di contestazione.

GLI SCIACALLI. Dopo l’intervento del viceministro Misiani, immediata è arrivata la presa di posizione del solito Matteo Salvini. “Oggi 5 milioni di lavoratori Italiani (soprattutto Partite Iva) dovranno pagare 8mld di tasse, senza sconti e senza rinvii. Dopo quattro mesi di chiusura….. Incredibile. Aiuteremo chi non potrà pagare non per malafede o cattiva volontà, ma per difficoltà vera. #governoladro”, si è affrettato a twittare il Capitano in crisi di consensi. “Il giorno del tradimento per migliaia di italiani è arrivato nel silenzio del governo. Se le tasse sono una cosa certa nella vita, chiederne l’anticipo del pagamento a chi non ha fatturato un euro durante il lockdown è una cosa criminale”, gli ha fatto eco l’azzurro Giorgio Mulè. Sulla stessa linea Fratelli d’Italia. “Quella di oggi è la giornata della vergogna per il governo”, accusa la deputata di FdI, Ylenja Lucaselli. Sul fronte del fisco si sono però alzate polemiche anche all’interno della maggioranza giallorossa.

TENSIONI GIALLOROSSE. “Ho scritto, formalmente, al presidente Conte, garante dell’unità dell’indirizzo politico ed amministrativo, al fine di valutare l’opportunità di predisporre una proroga delle scadenze fiscali o, quanto meno, la cancellazione di eventuali sanzioni ed interessi”, ha dichiarato il sottosegretario pentastellato all’economia Alessio Villarosa. “In merito alla decisione del ministro Gualtieri sulle scadenze fiscali – ha aggiunto – ribadisco, ho posto in essere tutto quanto fosse nelle mie facoltà istituzionali”. Dura Italia Viva: “Ed eccolo qui, Antonio Misiani, il vice ministro all’economia dilettarsi a trasformare una questione drammatica nel linguaggio più banale e più pericoloso che c’è – ha sostenuto il renziano Davide Faraone – la neolingua del populismo. Quella che, se si chiede, come fa Italia Viva, di spostare le scadenze fiscali a carico degli autonomi, che sono 246, e degli artigiani, che sono 115, che sono con l’acqua alla gola, allora si è una sorta di fiancheggiatori di lavoratori furbi. Perché queste categorie, lo dice oggi in una intervista assurda, “non stanno più male degli altri”. E chi li difende, e quindi noi, siamo solo provocatori strumentali”. Per Faraone, le partite Iva stanno peggio di altri, in quanto su tante categorie l’esecutivo ha agito con tempestività, ma sugli autonomi c’è ancora molto da fare. “Cercheremo in Parlamento di colmare al più presto le lacune”, ha affermato il dem Matteo Orfini. Ma dietro le scelte del Governo non sembra esserci molto di più che una precisa strategia.