A Roma 51 arresti per traffico di cocaina e hashish. A capo del clan c’era Diabolik, l’ultrà della Lazio assassinato ad agosto. Nel 2018 l’organizzazione gestì due partite di droga da 120 milioni

dalla Redazione
Cronaca Roma

Sgominata dalla Guardia di finanza di Roma un’organizzazione di narcotrafficanti in grado di rifornire di droga tutta la Capitale: 51 gli arresti (50 in carcere e 1 ai domiciliari) eseguiti da 400 militari del Comando provinciale, con il supporto di elicotteri e unità cinofile, nel Lazio, in Calabria e in Sicilia. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip su richiesta della Dda capitolina. Nell’operazione “Grande Raccordo Criminale” è emerso inoltre come il clan si servisse di una ‘batteria di picchiatori’ composta da persone appositamente incaricate dell’esecuzione di attività estorsive per il recupero dei crediti maturati, mediante l’impiego della violenza.

A capo del clan dedito al traffico di cocaina e hashish c’è Fabrizio Piscitelli, detto “Diabolik” (nella foto), il capo ultrà della Lazio ucciso il 7 agosto scorso a Roma, al Parco degli Acquedotti, e Fabrizio Fabietti, definito il broker del narcotraffico capitolino, dotato di qualificate relazioni sia sul fronte degli approvvigionamenti di droga – in affari con soggetti contigui a organizzazioni di matrice mafiosa (cosca di ‘ndrangheta Bellocco), quali i fratelli Emanuele e Leopoldo Cosentino, entrambi arrestati – sia rispetto a un nutrito ‘portafoglio clienti’.

Le indagini hanno fatto emergere, tra l’altro, uno spaccato delittuoso che vede il sodalizio evolversi e costituire una “batteria di picchiatori” (“…oh gli ho preparato una macchina, li massacriamo tutti eh…”) composta da persone appositamente incaricate di recuperare crediti maturati nell’ambito del traffico di droga, mediante l’impiego della violenza, non escludendo l’uso delle armi (“…vabbe’ spariamogli, che dobbiamo fare?…). Almeno due gli episodi di estorsione con metodi violenti ricostruiti. Il primo ai danni di un vecchio compagno di cella di Fabietti che, responsabile di non aver onorato un pregresso debito di droga di circa 100.000 euro, diviene vittima di una brutale aggressione, prima di cedere alle richieste dei vertici del clan. Il secondo episodio estorsivo è maturato, invece, nei confronti di altre persone già note alle cronache giudiziarie per i loro trascorsi nel settore del narcotraffico. Dopo le minacce di morte, gli associati sono riusciti a farsi promettere 90.000 euro.

Tra febbraio e novembre 2018 gli investigatori della Finanza hanno ricostruito la compravendita di 250 chili di cocaina e 4.250 chili di hashish, per un valore di circa 120 milioni di euro. In base a quanto emerge dall’ordinanza, Piscitelli e Fabietti nell’estate del 2018 hanno tentato di concludere l’importazione, tramite un natante, di un ingente carico di hashish proveniente dal Marocco

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