Acqua a peso d’oro. Aumenti record negli ultimi 10 anni. Secondo Confartigianato il costo è aumentato del 95,8% dal 2004, il triplo rispetto alla media UE

L’acqua è un bene per tutti, un patrimonio dell’umanità che ha resistito negli anni agli svariati tentativi di privatizzazione. Ciononostante, i costi di erogazione hanno registrato una crescita impetuosa. In Italia, chiaramente. Un’altra annosa questione a cui far fronte, o per lo meno su cui discutere, in ambito energetico. I prezzi delle bollette si sono inaspriti, il salasso ha spinto i cittadini a reperire nuove soluzioni per gestire l’emergenza, approfittando di una maggior competitività tra operatori e ponendo E.On e le sue tariffe a confronto con quelle di Enel, Eni, Edison, Illumia e compagnia bella. La gente cerca rimedi agli sfaceli del pubblico. Le cose dovrebbero andare diversamente.

Acqua: in un decennio aumenti shock

Uno studio condotto da Confartigianato ha posto il focus sull’andamento dei prezzi nel settore idrico evidenziando come il trend, in Italia, abbia assunto una china in crescita inarrestabile, attestandosi su livelli tripli rispetto a quelli della media UE. Prendendo in esame i costi dei servizi di erogazione nel settore pubblico negli anni 2004-2014, l’ente ha stimato un aumento dei costi dell’acqua pari al 95,8%. Un dato allarmante, certo, ma tutt’altro che inatteso. Già a inizio anno, infatti, Ansa aveva lanciato il primo segnale, preannunciando come fosse atteso un aggravio dei prezzi idrici del 4,8%, gentile dono elargito in allegato con le nuove procedure di tariffazione delle bollette.

Il confronto con l’Europa

Non consola certo sapere che, al netto di un’inflazione del 21,1% registrata dal 2004 a oggi, l’aumento reale dei costi dell’acqua sia pari ‘solo’ al 74,7%, per una crescita annua del 7,5%, approssimando. Il confronto con il trend degli altri Paesi dell’Eurozona è impietoso, all’estero l’aumento medio si aggira sul 34,9%.

La spesa media per famiglie è di 355 euro

Che poi non bisogna trascurare come a incidere sul salasso sia anche un malcostume generalizzato e calcificato nelle abitudini della gente comune e nelle infrastrutture fornite. L’Italia è una delle nazioni che spreca la maggior quantità di risorse idriche al mondo. In media, le famiglie italiane nel 2014 hanno speso 355 euro di bolletta dell’acqua, con record assoluto segnato a Firenze, dove la spesa raggiunge i 563 euro. Carenze infrastrutturali e furti fanno sì che il 37% dell’acqua venga totalmente sprecato, con picchi negativi superiori al 60% in Lazio e Calabria.

Colpa anche della burocrazia, sempre lei

A incidere sui costi concorre, e non poco, anche la modalità di erogazione del servizio. Se è vero che il referendum del 2011 ha espresso in modo netto la volontà della popolazione di rifiutare le privatizzazioni nel settore, è vero anche che il servizio si esplica grazie a una serie di passaggi intermedi. Le amministrazioni locali hanno in portafoglio oltre 35 mila partecipazioni e 7.721 imprese, poco meno della metà delle quali consistenti in piccole attività con nemmeno sei dipendenti in busta paga. E sono costi – stimabili in 450 milioni di euro annui – coperti dai comuni. E reintegrati da noi. La Legge di Stabilità ha decretato l’obbligo, da parte delle amministrazioni locali, di razionalizzare il sistema entro il prossimo 31 marzo. C’è da fidarsi?