Trump non arretra sull’Afghanistan. Cambio di passo rispetto al suo predecessore Obama: “Più uomini fino alla vittoria finale”

dalla Redazione
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Nessun passo indietro sull’Afghanistan. Donald Trump non ha alcuna intenzione di ritirare le truppe dal Paese come indicato dal suo predecessore Barack Obama. L’annuncio è arrivato nella notte dalla base militare di Fort Myer. La decisione è motivata “dall’incapacità del governo di Kabul di fronteggiare l’avanzata dei talebani che controllano o si contende con il governo centrale circa il 40% del territorio nazionale”. Altro campanello dall’allerme è stata l’azione congiunta di talebni e Stato Islamico circa l’attentato di inizio agosto nel villaggio di Mirzawalang, nella provincia settentrionale di Sar-e-Pol.

Nuovi militari si aggiungeranno ai 13mila già presenti in Afghanistan. Ben 8.400 sono americani. “Un ritiro frettoloso creerebbe un vacuum che i terroristi, inclusi Isis e al-Qaeda, riempirebbero subito”, ha spiegato Trump, “proprio come successe prima dell’11 settembre. Passeremo da un approccio basato sul tempo a uno basato sulle condizioni. Abbiamo detto molte volte come è controproducente per gli Usa annunciare in anticipo le date in cui intendiamo cominciare o finire le operazioni militari”.

Gli Stati Uniti intendono lavorare fianco a fianco col governo afghano a patto, però, che si registrino progressi perché l’impegno asiatico non può essere a tempo indeterminato. Altro punto cruciale resta quello del Pakistan, spesso terra di rifugio per molti nterriristi. E Trump questo non lo ha nascosto. Un’accelerazione che è arrivatadopo la cacciata di Steve Bannon, scelta avallata anche dal capo del Consiglio per la SIcurezza Nazionale Herbert Raymond McMaster. Un cambio di passo che vuol dire anche un governo americano con una forte influenza militare. Un chiaro segnale anche alla Corea del Nord a livello di politica estera.

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