Altro che dietrofront in cambio di un seggio. Pirozzi non si ritira dalla corsa per la presidenza della Regione Lazio e rilancia: “Aspetto i partiti ma non mi sono mai fatto dettare la squadra dal presidente…”

di Giorgio Velardi
Politica

“Se i partiti vorranno venire con me ne sarò onorato” ma “quando ero allenatore la squadra non me la sono mai fatta fare dal presidente…”. Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice e candidato presidente della Regione Lazio con la sua lista civica, mette le cose in chiaro. E ricalcando in parte il modello-Musumeci, risultato vincente per il Centrodestra in Sicilia, in questa intervista a La Notizia dice che non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro.

Nemmeno il tempo di “scendere in campo” che c’è già chi vorrebbe farla “scandidare”. Che fa, si ritira?
Non ci penso proprio.

Neanche se le venisse offerto un seggio sicuro in Parlamento?
Se c’è qualcuno che pensa che la mia candidatura alla presidenza della Regione Lazio sia finalizzata a ottenere uno scranno a Montecitorio o Palazzo Madama si sbaglia di grosso. Se avessi voluto, mi creda, l’avrei fatto prima. Ho avuto la fila…

È vero che Berlusconi, l’ha prima corteggiata e poi le ha giocato un tiro mancino?
Berlusconi l’ho sentito dopo il terremoto per parlare di Amatrice. Il resto è gossip.

C’è pure chi l’ha accusata di aver sfruttato il terremoto come trampolino di lancio per la sua candidatura. Non gliele hanno proprio mandate a dire, insomma.
Ma è vero che l’ho utilizzato.

In che senso mi scusi?
Tutti i temi sui quali mi sono battuto dopo il sisma, dalla difesa della tradizione delle aree colpite all’innovazione fino alla riqualificazione delle periferie, sono oggi al centro dell’agenda politica locale e nazionale. Ne parla il premier Gentiloni, il governatore Zingaretti vuole fare un assessorato ai piccoli comuni, Forza Italia a Milano ha organizzato un convegno proprio sulle periferie. Quindi sì, a differenze di altri io il terremoto l’ho sfruttato per fare delle proposte serie, concrete, non per fare passerelle col caschetto in testa.

Ci va giù pesante. Eppure malgrado questo suo essere schietto, su di lei è in corso un gioco di veti incrociati che rischia di portare il Centrodestra tutto alla sconfitta. Deluso?
Io sono un uomo di pace, però…

Però?
Non vedo in giro grandi statisti o un Ronald Reagan. Con tutto il rispetto, i giornalisti facciano i giornalisti. Io ho ventidue anni di esperienza amministrativa che dimostrano che se le cose le sai fare bene in piccolo è più facile farle in un contesto più grande e complesso. L’importante è avere idee chiare e una prospettiva diversa rispetto a quella attuale, con una squadra che parli la stessa lingua.

Da dove partirebbe il Pirozzi governatore?
Dalla sanità, che deve essere rivoluzionata. Serve un patto di trasparenza sulle nomine, che non dovranno mai più essere fatte in scadenza di mandato. Per questo in caso di vittoria intendo disporre un audit su tutte quelle degli ultimi mesi, che potrebbero essere state fatte in odore elettorale.

E poi?
Basta sprechi. Gli studi che ho in mano dimostrano che in cinque anni si possono ridurre del 20 per cento. Anche sulle liste di attesa si può incidere drasticamente, riducendole del 30 per cento. Sono problemi che si possono risolvere aumentando l’efficienza, razionalizzando gli acquisti e valorizzando gli ospedali periferici trasformandoli in centri di eccellenza specializzati.

Capitolo terremoto. A che punto siamo?
Oggi pomeriggio (ieri, ndr) ho partecipato a una riunione dell’Ufficio Speciale Ricostruzione a Rieti. Le istanze dei sindaci domani (oggi, ndr) saranno al tavolo delle Regioni e del Commissario De Micheli. Ma c’è un problema di fondi: al momento mancano 35 milioni di euro.

Twitter: @GiorgioVelardi

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