Altro che divisioni nel Governo. La Manovra avrà più risorse. Il ministro Tria apre a nuovi investimenti pubblici. Mentre ci si inventa di tutto per far litigare M5S e Lega

di Gaetano Pedullà
Editoriale

Ci saranno sorprese. Non quella dell’Iva che aumenta, sicuramente devastante come prima mossa del Governo, ma insieme all’avvio dei provvedimenti bandiera del Reddito di cittadinanza  e dell’appiattimento delle aliquote fiscali, in “cottura” c’è molto altro ancora. A darne un assaggio è stato ieri il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, rispolverando un dato di cui si parla pochissimo: negli ultimi anni è venuto meno il 30% degli investimenti pubblici. Lo Stato, insomma, non ha rinunciato a fare da volano alla crescita e adesso diventa prioritario riportare questi investimenti almeno al 3% del Pil. Strana mossa se fosse vero che il nostro responsabile dei conti pubblici è assediato dai vicepremier e leader delle due maggiori forze di governo, come racconta l’aneddotica attualmente di maggior successo, allo scopo di far saltare il contratto su cui poggia l’Esecutivo di Giuseppe Conte. Di Maio e Salvini è chiaro che spingono ciascuno per la realizzazione delle proprie promesse elettorali, ma nel corpaccione di una spesa pubblica che attualmente si aggira sugli 830 miliardi l’anno, c’è spazio per iniziare a ridurre le tasse e sostenere maggiormente chi non ha un lavoro o prende una pensione da fame, magari cancellando una parte di quei quasi 150 miliardi di incentivi alle grandi imprese accordati in molti casi da decenni, senza che oggi si capisca a chi vadano più queste risorse. Se poi tutto questo non bastasse, c’è la flessibilità rispetto ai vincoli di bilancio fissati con l’Europa.

Un capitolo spinoso per le possibili ripercussioni dei mercati, a maggior ragione se si considera che l’anno prossimo l’Italia avrà bisogno di rifinanziarsi vendendo 450 miliardi di titoli pubblici, sui quali pende il ricatto di uno spread (e quindi di un costo finale) insostenibile. Per questo la manovra dovrà essere digeribile a Bruxelles, senza però rinunciare a quell’effetto di novità che gli elettori di M5S e Lega si aspettano, pena una disillusione troppo pericolosa per i due partiti già in modalità di avvicinamento alle urne delle prossime europee (si vota la primavera prossima). Un traguardo che al di là di una campagna di stampa battente sulle presunte tensioni nel governo, in realtà è più che possibile, semplicemente cambiando le priorità nella destinazione delle risorse. Tanto è vero che Tria ha potuto aggiungere nuova carne al fuoco nel capitolo della spesa, toccando il tasto degli investimenti, a dire il vero necessarissimi in un Paese con molte grandi infrastrutture vecchie e purtroppo anche pericolose, come abbiamo visto con il ponte di Genova. Ma Tria non si è fermato qui. Secondo il ministro “bisogna andare oltre la Flat tax riducendo il carico fiscale sulla classe media”.

Fiato alla classe media – Intervenendo ieri al Forum di Bloomberg di Milano, il titolare di via XX Settembre ha annunciato che il ministero è arrivato a uno studio molto avanzato per ridurre il carico fiscale sulla classe media mantenendo il budget gestibile. Questo obiettivo porterebbe l’azione del Governo perfettamente in pari tra la spinta verso l’accumulo di risorse a questo punto disponibili per nuovi investimenti e il sostegno al reddito e all’inclusione, cioè in altre parole le due strategie inseguite da M5S e Carroccio. Anche per questo le continue sottolineature su ciò che divide le due forze politiche non sta bucando – almeno per adesso – un’alleanza che guarda più lontano dei piccoli episodi di cui il giorno dopo non si ricorda più nessuno. Colpi sprecati, insomma, anche per le sponde parlamentari che devono prodigarsi in continue iniziative per tenere alto l’umore dei propri elettori, accontentando le ali più movimentiste. Il Governo del cambiamento non cadrà per il nome di un presidente della Rai (per quello che vale poi un presidente con deleghe risicate), mentre sulla modulazione di grandi riforme come la pace fiscale la distanza tra la parti sembra più lessicale che sostanziale, visto che né i 5 Stelle, né la Lega hanno mai parlato di condoni. Quella in arrivo potrebbe essere dunque una manovra completamente diversa dagli assalti alla diligenza del passato, dove i soldi si disperdevono in mille rivoli improduttivi. Normale che i protagonisti vogliano prendersi i meriti, valorizzando le loro iniziative. Un’aspettativa legittima, che è cosa ben diversa dalla guerra tra loro di cui qualcuno vuole farci credere.