Armi, le vendiamo anche chimiche. In un anno export da 5,1 miliardi. Il business italiano è in mano a 15 grandi aziende. E sulle importazioni porte aperte pure alla Turchia

di Clemente Pistilli
Cronaca

Gli affari con le armi stanno diminuendo. Lo scorso anno l’Italia ha ridotto dell’1,38% le esportazioni. Ma il business resta enorme. L’export nel 2019 è stato pari a 5,174 miliardi di euro, diretto in Paesi a rischio come l’Egitto, nonostante Abdel Fattah al-Sisi continui a negare la necessaria collaborazione per far luce sull’omicidio di Giulio Regeni, e viene portato avanti anche esportando strumenti micidiali come agenti tossici, chimici, biologici, gas lacrimogeni e materiali radioattivi, che sembrano fare ben poco onore all’Italia. Tutto dettagliatamente illustrato nella relazione sui materiali d’armamento depositata alla Camera dal sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Riccardo Fraccaro, e già oggetto alcuni giorni fa di aspre critiche da parte della Rete Italiana per il Disarmo e della Rete della Pace, con alcune anticipazioni sul dossier.

IL RAPPORTO. La relazione è composta dall’analisi sull’import e l’export di armi fatta dal Ministero degli affari esteri, in collaborazione con i Ministeri della difesa, dello sviluppo economico, dell’interno e con Palazzo Chigi. Nel 2019 emerge così che il valore complessivo delle autorizzazioni per le movimentazioni di materiali d’armamento è stato di circa 5,389 miliardi di Euro, 5,174 miliardi per le esportazioni (-1,38% rispetto al 2018) e 215 milioni di euro per le importazioni. Strumenti di morte destinati a 84 Paesi, con i principali affari fatti proprio con l’Egitto di al-Sisi, a cui sono stati forniti 32 elicotteri in cambio di 871,7 milioni di euro, seguito dall’assai poco democratico Turkmenistan, con esportazioni per 446,1 milioni di euro. Notevole poi il business con il Regno Unito, pari a 419,1 milioni di euro.

Ma tra i dieci Paesi sui quali si è concentrato l’export vi sono anche l’Algeria e il Brasile di Jair Bolsonaro. Affari d’oro fatti anche con agenti tossici e materiali radioattivi, che hanno portato nelle casse delle aziende tricolori 136.350 euro, mentre 256 milioni sono arrivati con siluri, razzi, missili e accessori e 181 milioni con motori per missili, bombe d’aereo, mine marine e sistemi di lancio. Agenti tossici e gas lacrimogeni sono stati inoltre anche importati, per un valore pari a 115.141 euro e sull’import in generale, del valore di circa 215 milioni di euro, sono stati fatti affari anche con la Turchia, per quasi due milioni di euro.

I BIG. Un business concentrato in poche mani. Il 92, 68% delle esportazioni sono infatti state fatte da 15 società. Il 58,96% (2,3 miliardi di euro) da Leonardo spa, che ha come principale azionista il Ministero dell’economia e finanze, il 5,51% (225,1 milioni di euro) da Elettronica spa, il 4,35% (177,5 milioni) da Calzoni R.r.L., il 4,22% (172,6 milioni) da Orizzone Sistemi Navali spa, e il 4,14% (169 milioni) da Iveco Defence Vehicles spa. E ancora: il 3,51% (143,4 milioni) da Thales Alenia Space Italia spa, il 3,13% (127,8 milioni) da Fincantieri spa, il 3,05% (124,7 milioni) da Ge Avio srl, l’1.40% (57,1 milioni) da Rwm Italia spa, l’1,19% (48,6 milioni) da Cantiere Navale Vittoria spa, l’1.02% (41,6 milioni) da Piaggio Aero Industries spa, lo 0,94% (38,5 milioni) da Avio spa, lo 0,87% (35,6 milioni) da Simmel Difesa spa, lo 0,71% (29,1 milioni) da Mbda Italia soa, e lo 0,57% (23,4 milioni) da Northrop Grumman Italia spa. I primi 15 operatori hanno quindi fatto affari per 3,7 miliardi, mentre i restanti 115 si sono divisi altri 299 milioni.