Attenzione all’economia, ha i piedi d’argilla. Il Coronavirus ha evidenziato i limiti del sistema. Se ne esce solo investendo

di Ranieri Razzante
Economia

Sanità, sicurezza, ricerca, infrastrutture, difesa. Il coronavirus ci consegna un dato impietoso, dal punto di vista economico. Siamo deboli sui fondamentali. L’Italia e l’Europa, e un po’ anche le grandi potenze del mondo, lo stanno drammaticamente rivelando. Accantonando qui, data la difficoltà emotiva di entrarci, il problema salute, un virus, un evento esterno non prevedibile (ma dominabile se gestito per tempo), ci fornisce un dato del pari sconcertante: la cosiddetta business continuity è lontana da noi. La continuità operativa in caso di guerra o pandemie non viene cioè assicurata dagli Stati avanzati: è normale? No che non lo è. Ci preoccupiamo di Pil e disavanzi, di politica monetaria e deficit spending, con grandi soluzioni a piccoli problemi.

Ma come si garantiscono reddito e liquidità alle imprese – spina dorsale dell’economia mondiale – affinché il volano di produzione e commercio attenui la portata recessiva di eventi catastrofali? Non abbiamo ricette pronte, ovvio. Ma quel che è certo è che gli investimenti – anche in deficit – vanno indirizzati nei settori sopra descritti. Ognuno di essi è presidiato da una rete di imprese di grandi dimensioni, ma irrobustito dall’indotto delle forniture e della mano d’opera specializzata, fornibili solo dalle piccole e medie realtà. E dalle produzioni a basso contenuto innovativo (vedasi caso mascherine antivirus).

Ma davvero possiamo pensare di creare imperi e mostri – il settore finanziario ne è pieno – ove indirizzare le (poche) risorse dei risparmiatori, magari poi esponendoli a credit crunch e market failures? E chi ce li darà i soldi per migliorarne la vita in economie di mercato, come in quelle dirigiste della (insicura, a meno di contrarie dimostrazioni) Cina? Modelli in forte discussione, ci dice il Covid-19, non una agenzia di rating o il FMI. Come si riprende l’economia italiana (quella Ue credo con la solita iniezione di liquidità Bce e prestiti)?

Con lo snellimento della burocrazia, innanzitutto. Semplificare norme sugli appalti; la mafia, se vuole, si infiltra lo stesso, e i controlli li sappiamo fare. Piano infrastrutture serio e rapido, semplificazione fiscale (il decreto per le agevolazioni è illeggibile), reddito di cittadinanza a chi lavora (i posti si creeranno da quanto sopra), regia unica (anche a livello Ue, troppa confusione nella governance). E tanta, tanta, buona volontà. Il problema è forse qui.
(L’autore è docente di Legislazione antiriciclaggio Università di Bologna)