Auto blu, privilegi e stipendi d’oro. La Consulta ci costa 55,4 milioni. La spesa aumenta di 716mila euro rispetto al 2018

di Carmine Gazzanni
Politica

Il suo ruolo è di primissimo ordine e non è un caso che spesso ne sentiamo parlare. Ogni qualvolta ci sia un dubbio costituzionalmente rilevante su un procedimento o su una norma legislativa, è alla Consulta che si fa riferimento. In ultima istanza, dunque, la Corte costituzionale è depositaria delle nostre leggi fondamentali: sono i 15 giudici a decidere se una legge dello Stato o di una Regioni sia in linea con la Costituzione oppure no. L’ultimo caso – qualcuno ricorderà – si è avuto con il carcere ostativo: per la Consulta è, per l’appunto, incostituzionale.

Nessun dubbio sul suo ruolo prioritario, dunque. Ma resta una domanda a cui poco spesso si pensa: quanto ci costa quest’organo al cui vertice siedono solo 15 persone? La risposta la si trova nel bilancio previsionale per il 2019: la bellezza di 55 milioni 672mila euro 726 euro. Vale a dire 716mila euro in più rispetto ai 54 milioni 955mila 846 euro del 2018. Ma questo incremento non deve sorprendere: nel 2017, infatti, la Consulta costava anche meno (54 milioni 649mila 646 euro del 2017). In pratica, nel giro di due anni i costi sono aumentati di poco più di un milione di euro.

Ovviamente la spesa sarà coperta con il contributo dello Stato per le spese di funzionamento, ma resta il dato di una spesa che si fa via via crescente. Ma andiamo a vedere, a questo punto, come verrà utilizzato questo ricco piatto. Ad assorbire il grosso della fetta è proprio il mantenimento dei 15 giudici. Con la sforbiciata agli stipendi che, dal primo maggio 2014, ha tagliato del 22,6% i loro assegni, ridotti da 465mila 138 euro a 360mila euro lordi l’anno (432mila per il presidente). Al netto, 169mila 384 euro, circa 13mila al mese per 13 mensilità. Tirando le somme, per pagare i 15 giudici costituzionali se ne andranno 7,9 milioni di euro tra retribuzione e oneri previdenziali.

Ovviamente, poi, ci sono le pensioni per il personale in quiescenza. Ed ecco la curiosità che, forse, pochi sanno: accanto agli 8 milioni circa per gli ex dipendenti, si aggiungono altri 4 milioni e rotti per gli ex giudici costituzionali. Nelle note che chiudono il bilancio scopriamo qualcosa di più: in totale le pensioni vengono pagate a 270 persone. Nel dettaglio: 24 ex giudici costituzionali e “11 loro superstiti”; e 147 ex dipendenti e “88 loro superstiti”. Ma se il vero salasso arriva dal costo del personale (oltre 28 milioni in totale), è sui privilegi che il conto si fa via via più salato. A tutti i giudici, si legge nelle note di bilancio, sono garantiti “un cellulare, un pc portatile e un’autovettura”, oltre ai “costi di viaggio dei giudici residenti fuori Roma” e, per tutti, “spese di viaggio fuori sede relative agli impegni in rappresentanza della Corte”.

E non è tutto. “A ciascun giudice costituzionale è assegnata una piccola foresteria (monolocale o bilocale) nell’ambito della Corte, prevalentemente utilizzata dai giudici che risiedono fuori Roma”. Poi, ovviamente, ci sono le spese per l’acquisto di beni e servizi: in tutto 4,1 milioni. Serviranno per pagare la bollette elettrica (290mila), dell’acqua (33mila), del riscaldamento (79mila) e la telefonia (217mila euro). Ma non è tutto. Tra le singoli voci di spesa, saltano agli occhi i 330mila euro per il “noleggio, assicurazione, manutenzione e spese di funzionamento autovetture”. Un parco auto di tutto rispetto, insomma. Anche se – onore al merito – costerà 166mila euro in meno rispertto al 2018. Quando si dice fare spending review.

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