Befera e il controllo fiscale su Napolitano

Raccontano che il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, non fece una piega. Ma certo le situazione creò un bel po’ di imbarazzo. Eh sì, perché nel 2010 l’Agenzia delle entrate guidata da Attilio Befera fece piombare una verifica fiscale nientemeno che sul capo dello stato. Va bene che la lotta all’evasione fiscale non deve risparmiare niente e nessuno, ma in quell’occasione a molti sembrò che si fosse passato il segno. Anche perché la situazione del presidente si mostrò del tutto regolare. Ma cosa cercavano gli uomini di Befera al Colle? Semplice, si attivò una procedura che intendeva verificare la correttezza dell’utilizzo di alcune detrazione fiscali da parte del presidente della repubblica.
Tecnicamente si chiama controllo da 36 ter, dal nome dell’articolo del dpr 600/73 che riguarda proprio il capitolo della detrazioni fiscali, per esempio quelle riguardanti le spese mediche. Questo tipo di verifiche è sempre preceduto da un documento che reca la medesima dicitura: “l’ufficio sta effettuando il controllo formale della dichirazione modello Unico”, che nel caso di Napolitano era stata presentata nel 2008, e quindi si riferiva all’anno 2007. Dopodiché, sempre replicando una formula standard, la richiesta al contribuente precisa che “la Sua collaborazione consentirà di verificare la corrispondenza tra i dati esposti in dichiarazione e quelli risultanti dalla relativa documentazione da Lei conservata”. A tal fine, prosegue il formulario delle Entrate, è necessario che Lei trasmetta a questo ufficio entro 30 giorni dal ricevimento della presente, la documentazione, anche in copia fotostatica”.
Si dice che Napolitano davanti al plico dell’Agenzia delle entrate non battè ciglio. E con la massima puntualtà fece pervenire agli uffici fiscali tutte le risposte necessarie. Ovviamemente la situazione del capo dello stato si rivelò del tutto regolare e la vicenda si chiuse lì. Ma come fu possibile non rendersi conto come quel tipo di richiesta, per quanto standard, fosse indirizzata proprio al Quirinale? Probabilmente l’automatismo della procedura non fu monitorato a dovere. E infatti all’epoca gli uffici che intermediarono la questione crearono non pochi imbarazzi all’ente di via Cristoforo Colombo.
All’epoca circolò anche una battuta: meno male che al Colle c’è Napolitano, perché se ci fosse stato qualcuno di più suscettibile, per esempio Cossiga, qualche testa sarebbe saltata.

@SSansonetti

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