Bergoglio più di un Papa nero. Sui migranti è l’unico lucido. M5s e una destra becera spingono l’intolleranza. Francesco tra i pochi che fanno vera politica

di Carmine Gazzanni
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Ormai non fanno nemmeno più notizia. Da Libero al Giornale passando per La Verità, il tono dei titoli sui migranti è sempre lo stesso. Qualche esempio per capirci. “Sei italiano? Ti lasciano morire. Sei africano? Ti operano gratis” (La Verità, 21 novembre); “Salviamo l’uomo bianco: è l’unico discriminato” (Libero, 14 novembre); “Lo studio choc sul Paese che verrà. I migranti ci rimpiazzano: in 15 milioni nel 2050” (Il Giornale, 27 ottobre). E poi, ovviamente, c’è lui, l’emblema della politica tutta slogan e populismo, Matteo Salvini, per cui addirittura anche la débâcle azzurra nelle qualificazioni ai Mondiali sarebbe stata colpa della presunta invasione dei migranti. Ma, forse, ancora più specie fa il fatto che sulla scia del leghista si sono mossi tutti. A cominciare da Luigi Di Maio che, come tutti ricorderanno, definì le ong impegnate nel soccorso nel Mediterraneo “taxi del mare”. Così, indistintamente. Forte, diceva allora, di un’inchiesta, quella condotta dal procuratore di Catania Carmelo Zuccaro che, a distanza di mesi, non ha però portato a nulla di concreto. E poi, infine, si è accodato il Pd. Con la politica di Marco Minniti, avallata da Paolo Gentiloni, ma condannata anche da organi sovranazionali perché ha contribuito a creare veri e propri lager in Libia.

Vuoto culturale – Tutto legittimo, insomma, purché non sbarchino più migranti. Brutti, sporchi e cattivi, come recitava un grande film di Ettore Scola. Allora si parlava dei disastrati di periferia impersonati da un magistrale Nino Manfredi; ora sono i migranti quelli di cui aver paura, quelli da cui stare alla larga. Questo, nei fatti, si ritrova ad essere l’unico credo di giornali e politici di destra, col codazzo di Pd e Cinque stelle che vanno al seguito. E così, incredibilmente, l’unico politico si ritrova ad essere l’unico non-politico. Parliamo di Papa Bergoglio. Anche ieri il Pontefice, infatti, è tornato sul tema migranti. Con dichiarazioni che dovrebbero diventare mantra per i partiti se davvero volessero (ma non vogliono) tornare al ruolo di formatori culturali della società. Francesco, che fin dal suo primo viaggio a Lampedusa nel 2013, ha mostrato di avere particolarmente a cuore “gli oltre 250 milioni di migranti nel mondo”, ha denunciato il fatto che “in molti Paesi di destinazione si è largamente diffusa una retorica che enfatizza i rischi per la sicurezza nazionale o l’onere dell’accoglienza dei nuovi arrivati, disprezzando così la dignità umana che si deve riconoscere a tutti”. Ecco, dignità umana dovrebbe essere la parola d’ordine. Perché la retorica populista, largamente diffusa anche in Italia, non fa che fomentare la paura a fini politici: “anziché costruire la pace – ha detto ancora Bergoglio – seminano violenza, discriminazione razziale e xenofobia”. Ideali alti. Che dovrebbero toccare tutti, laici e non. I partiti l’hanno dimenticato. Nella società liquida di cui parla Zygmunt Baumann, sono finiti col diventare gassosi. Eterei e assenti quando di mezzo c’è la dignità del fare vera politica.