Boom di attacchi informatici. Nel 2016 oltre mille incursioni. Pure l’Esercito esposto ai cybercriminali e la Difesa mette su una squadra specializzata

di Carmine Gazzanni
Primo piano

Fino a qualche tempo fa più di qualcuno avrebbe potuto pensare fosse fantascienza, una bella trama per una sceneggiatura da consegnare a Steven Spielberg o a Stanley Kubrik. Leggere per credere: “Prevedibilmente, le prossime guerre non saranno condotte soltano con i tradizionali armamenti preposti all’offesa e alla difesa via terra, mare e aria, ma saranno probabilmente iniziate e – quantomeno – accompagnate da attacchi perpretati attraverso lo spazio cibernetico”, che oggi “sono suscettibili di infliggere al nemico danni gravissimi, con effetti sulla società che gli esperti considerano paragonabili a quelli di un conflitto combattuto a quelli di un conflitto combattuto con armi convenzionali”. Benvenuti in Odissea nel cyberspazio, verrebbe da dire. E invece no: sono le conclusioni cui è giunta la commissione Difesa nella relazione “sulla sicurezza e la difesa nello spaizo cibernetico”, da cui emerge quanto la preoccupazione di cyber-attacco o, peggio, di una cyber-guerra sia tutt’altro che campato per aria. Bastino i dati ricordati nella relazione: il nostro Paese ha subito nel 2016 (ultimo anno disponibile) ben 1.050 attacchi. Un bel balzo in avanti se si considera che nel 2011 erano 321. E, ovviamente, c’è una netta distinzione sulla tipologia di attacchi. Ci sono le minacce poste in essere da “organizzazioni criminali nazionali o trasnazionali” che sfruttano lo spazio cibernetico per “reati quali la truffa, il furto d’identità, la sottrazione indebita di informazioni” (e in questo caso parliamo di cyber crime); e poi c’è la vera e propria guerra cibernetica. E in questo caso non abbiamo il singolo hacker che si muove, ma l’apparato governativo (passando per la criminalità organizzata e i gruppi terroristici), che “persegue obiettivi geopolitici o propagandistici”, o magari azioni di sabotaggio. Ed è proprio questo quello che spaventa il nostro Governo e quello degli altri Stati occidentali.

Alle armi – Non è un caso che, dice la commissione, c’è orientamento unanime “in merito alla necessità di potenziare le capacità nazionali di cyber defence”. Ed è per questo che, in maniera cristallina, si sottolinea come la Difesa stia lavorando al Cioc, ovvero al Comando Interforze Operazioni Cibernetiche. Il progetto è piutttosto esteso, nonostante debba trovare sua piena attuazione entro quest’anno. Faranno capo al Cioc cellule specifiche, le Coc (Cellule Operative Cibernetiche), che dovranno garantire, da un lato, “la protezione degli assetti militari impiegati nei teatri di missione”, dall’altro, “la condotta delle possibili operazioni cibernetiche nell’area delle operazioni militari”. Il tutto, ovviamente, con strutture logistiche e personale adeguato. Ecco perché si pensa anche di realizzare “poligoni virtuali” per “lo sviluppo e la crescita delle capacità cyber delle Forze armate”. E, manco a dirlo, serviranno finanziamenti ad hoc. Anzi, appare questo “un obiettivo prioritario anche al fine di garantire la realizzazione di applicazioni avanzate”. Leonardo & co. sono piacevolmente avvisate.

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