Bufale e strane ombre sui carabinieri. Salvare le vittime della strage di Latina era impossibile. Capasso aveva ucciso le figlie prima di trattare e i sensori che smentiscono questa versione non esistono

di Carola Olmi
Cronaca

In epoca di fake news ci si mette poco a far dilagare notizie senza fondamento, e la cosa riesce meglio se nei fatti inventati si mischiano gli ingredienti che vanno più di moda al momento, come una certa diffidenza per le forze di polizia, il senso di insicurezza, il terrore per le violenze in famiglia. Se certe informazioni rimbalzano poi da una fonte accreditata e ritenuta affidabile, allora ecco che i fatti per quanto incredibili o surreali diventano assolute verità, conquistando purtroppo le pagine dei giornali che anche per questo stanno perdendo autorevolezza e credibilità. È esattamente il caso di quanto accaduto il 28 febbraio scorso a Cisterna di Latina, dove in particolare i carabinieri sono stati fatti abbondantemente passare per dilettanti, accusandoli di aver lasciato morire una delle due figlie del collega Luigi Capasso, ancora viva nelle ore dell’inutile trattativa finita con il suicidio del padre assassino.

CE L’HANNO CON L’ARMA?
Una ricostruzione favorita dai riscontri forniti da fantomatiche apparecchiatura da film di fantascienza, capaci di rilevare a grande distanza il calore emesso dalle persone, stabilendo se sono vive o morte. Attrezzature di cui sicuramente i nostri carabinieri non dispongono a Latina, come ha spiegato ieri il capo della Procura Andrea De Gasperis in un’apposita conferenza stampa. L’indiscrezione, tirata fuori dalla trasmissione Rai “Chi l’ha visto?” dunque non è vera. Alessia e Martina, le figlie di Capasso e della moglie Antonietta Gargiulo, ferita gravemente e solo nei giorni scorsi uscita dal pericolo di vita, erano state uccise subito dal padre. Non c’era quindi nessuna possibilità anche per Alessia, la figlia di 13 anni che chissà per quale motivo si è cercato di far credere ancora viva quando le forze dell’ordine sono arrivate sul luogo della tragedia. “Non c’è stata alcuna ricostruzione che non sia stata presa in esame, non c’è stata alcuna possibilità di intervento alternativa”, ha detto il Procuratore, confermando così la versione dei fatti fornita sin dalla prima ora dai militari dell’Arma e in fin dei conti togliendo subito di mezzo ogni ombra sul loro operato.

LA RICOSTRUZIONE
I riscontri e le testimonianze raccolte non lasciano d’altra parte spazio a ipotesi talmente avventurose da far credere che esistano in dotazione ai nostri carabinieri attrezzature come quelle a percezione di calore, viste nei film di Mission Impossible ma mai a Latina. Capasso dopo aver sparato alla moglie che stava uscendo da casa per andare a lavoro (e di cui non condivideva la decisione di separarsi) è entrato nella camera delle figlie e ha ucciso prima Martina, di 7 anni, che ancora stava dormendo, e poi Alessia, che si era appena svegliata. Al successivo arrivo delle forze dell’ordine, compresi i colleghi carabinieri che avevano subito capito anche il bluff di far credere vive le bambine, è iniziata una trattativa nella speranza di salvare almeno la vita dell’assassino. Trattativa che Capasso ha chiuso con l’ultimo colpo di pistola contro se stesso.