Camorra, mafia e ‘ndrangheta: tutti all’assalto della Capitale. Cosa c’è dietro la pax criminale tra i clan

di Carmine Gazzanni
Cronaca

Gli ultimi arresti eccellenti sono stati quelli che hanno  azzerato la famiglia Spada a Ostia. Dall’inchiesta è emerso come il clan che faceva capo a Carmine, detto “Romoletto”, gestisse tutto. Dal narcotraffico fino al business degli alloggi popolari. Ma quello degli Spada è solo un piccolo tassello di un puzzle decisamente più esteso che tocca non solo famiglie romane autoctone, ma anche le grandi criminalità organizzate che ormai vivono e fanno affari in pianta stabile nella Capitale. “Formazioni criminali ben strutturate” – le definisce la relazione della Dia presentata in Parlamento – attive in vari ambiti: dal mercato immobiliare ai servizi finanziari nel centro città; dallo smaltimento dei rifiuti fino al narcotraffico in periferia. E nel mezzo estorsioni, usura, riciclaggio. Tutto si muove su un pericoloso fil rouge che tocca queste “formazioni” in un sodalizio che garantisce affari criminali e pax mafiosa. Perché se ad Ostia operano i già menzionati Spada e i Fasciani, determinante è il legame con i Casamonica, che si distinguono soprattutto per “il traffico di droga e il reimpiego di capitali illeciti”. Ma ecco la rete: i Casamonica, infatti, non sono legati solo agli Spada, ma anche alla famiglia dei Di Silvio, attiva nella zona di Ladispoli e Cerveteri.

Rete criminale – Ma c’è un altro aspetto che emerge dalla relazione: gli affari della mala locale non potrebbe avere luogo se non fosse per  altri rapporti, ancora più determinanti: quelli con le grandi famiglie mafiose. D’altronde anche l’inserimento ad Ostia storicamente avviene tramite la longa manus di Cosa nostra a Roma, Pippo Calò. Non a caso, scrivono gli investigatori, “i rapporti tra le diverse organizzazioni criminali sembrano svilupparsi su un piano paritario di accettazione reciproca e finanche di fattiva collaborazione”. Interazione e coesistenza, queste le parole-chiave. Emblematica, a riguardo, l’operazione “Luna nera”, da cui è emersa una rete clamorosa, costituita dalla cosca Rango-Zingari di Cosenza che, oltre ad essere in diretto rapporto con la consorteria calabrese, aveva intessuto legami anche con “ambienti di stampo camorristico”, a cominciare dai Senese, e della criminalità romana, dai Casamonica fino alla famiglia Cordaro che invece spadroneggia a Tor Bella Monaca. Ma se ci spostiamo la situazione resta ugualmente critica: a Spinaceto e Tor de’ Cenci si registra la presenza delle cosche crotonesi degli Arena e di quelle reggine dei Bellocco, mentre i Mazzagatti si sono spinti fino ai Castelli Romani e guidano il business criminale, spesso avvalendosi della manovalanza assicurata dai pregiudicati romani. E, ancora, i Piromalli di Gioia Tauro che, di accordo con la camorra, si muovono “nel comparto agroalimentare del basso Lazio”. Ovviamente non è immune il cuore della Capitale. E così, sottolineano gli investigatori, la ‘ndrina Fiaré di San Gregorio di Ippona (Vibo) e legata ai Mancuso, è “presente in varie zone del centro e attiva nell’acquisizione e nella gestione di attività commerciali e imprenditoriali”.

Longa manus – Ci sono, poi, le presenze camorristiche. Tutte strettamente legate ai Senese che, di loro, sono presenti nella zona Tuscolana-Cinecittà. Ma le indagini hanno mostrato che gli stessi Senese sono riusciti ad allargare il proprio dominio grazie ad accordi con le famiglie camorristiche dei Pagnozzi e dei Di Giovanni, per il controllo dello spaccio nelle zone Capannelle, Magliana e Tor Vergata. E il tutto non è avvenuto in maniera indolore, dato che il predominio si è registrato “anche attraverso azioni militari per dirimere controversi”. Infine, non manca la presenza di Cosa nostra che, con la storica famiglia palermitana dei Brancaccio controlla il mercato della droga, riuscendo a far arrivare nel Lazio (Frosinone e Roma, in primis) le partite direttamente dalla Colombia, grazie alle garanzie e alle “amicizie” che assicura la ‘ndrangheta. Il tutto, ovviamente, col placet delle altre famiglie. Perché ciò che distingue la Capitale è, ancora, “l’operatività di cartelli compositi, di cui fanno parte affiliati a clan di camorra, a cosche calabresi e a sodalizi autoctoni”. Una pax, insomma, che conviene a tutti.

Tw: @CarmineGazzanni