Cancro al pancreas, un radiofarmaco blocca la neoplasia. Il medicinale approvato dall’Aifa: funziona dove la chemio fallisce

dalla Redazione
Salute

Meno tossici, più precisi e con risultati migliori. Pure i radiofarmaci si sono evoluti e oggi riescono a irradiare selettivamente le cellule tumorali. Non solo, la nuova frontiera che si sta affermando in medicina nucleare è quella della teragnostica che combina insieme diagnosi e terapia. Tanto che per il cancro del pancreas così come per tutte le neoplasie neuroendocrine gastro-entero-pancreatice (GEP-NET) è stata annunciata l’approvazione da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) di Lutathera, un nuovo radiofarmaco in grado di ridurre il rischio di progressione della malattia. Un traguardo importantissimo, visto che l’adenocarcinoma del tratto pancreatico è il cancro che ad oggi è più difficile da fermare. La sua pericolosità, infatti, è quella di generare metastasi già da subito, il che rende impossibile agire a livello medico e chirurgico con un trattamento che possa portare ad una prognosi di più di sei mesi. Ma facciamo un passo indietro. Nella categoria dei farmaci oncologici, oltre alla chemio e radioterapia, ai farmaci biologici e all’immunoterapia, c’è anche la terapia radio-metabolica-recettoriale. Si tratta di una terapia in cui si somministrano per via endovenosa degli isotopi radioattivi che si concentrano su alcune sedi tumorali. Questo meccanismo d’azione così specifico e selettivo fa sì che questi trattamenti siano efficaci solo per alcune specifiche forme tumorali. I tumori neuroendocrini (NET) interessano un ampio numero di organi, dal polmone, ai bronchi, all’intestino, al retto, all’appendice fino al pancreas. Nel nostro Paese, l’incidenza di queste forme di cancro raro si aggira intorno ai 4 casi per 100mila abitanti, con la tendenza a crescere all’avanzare dell’età e in netto aumento rispetto al passato. Tra tutti, i NET del pancreas rappresentano il 22 per cento. La maggior parte di queste forme di cancro sono scoperte casualmente nel corso di altre analisi. E quando si scoprono è troppo tardi. Ma questo nuovo trattamento sembra in grado di ridurre il rischio di progressione della malattia e decesso, mantenendo un buon profilo di sicurezza per il paziente. E si potrà utilizzare per i tumori ben differenziati, progressivi, non asportabili o metastatici, positivi ai recettori per la somatostatina.  La terapia aveva già ricevuto il via libera dalla Commissione Europea e, da tempo, era atteso nel nostro Paese, non soltanto dai medici ma anche dai pazienti. Dall’AIFA ha anche ricevuto il bollino di massima innovatività, a conferma del ruolo ricoperto nel colmare il vuoto terapeutico. Sviluppato dalla società francese Advanced Accelerator Applications (AAA), che da gennaio 2018 fa parte del gruppo Novartis, sarà messo in commercio con il marchio Lutathera e promette grandi risultati. Già da alcuni anni si sta sviluppando un nuovo approccio terapeutico: quello della teragnostica. Una sorta di pistola a salve che consente di individuare il bersaglio e poi quando c’è la certezza che il nemico da combattere è aggredibile l’arma viene caricata per colpirlo con estrema precisione. Da anni si usa un approccio simile con i cosiddetti analoghi della somatostatina che vengono definiti freddi perché non veicolano radiazioni pur essendo capaci di inibire la proliferazione della cellula. Ma il massimo che si può ottenere con questo tipo di farmaci è la stabilità della malattia, mentre se leghiamo ai recettori qualcosa che porta energia distruttiva aumenta la capacità d’azione del farmaco. Questa nuova terapia sarà rimborsabile come tutte le altre cure salva vita.