Cassa depositi e terremoti. Un siluro giudiziario rischia di stroncare la scalata di Gallia, che il Governo vorrebbe come Amministratore delegato al posto di Gorno Tempini

di Stefano Sansonetti

Non c’è che dire, se non è un tentativo di siluramento preventivo poco ci manca. Giusto qualche giorno dopo l’uscita del suo nome, come papabile nuovo amministratore delegato della Cassa Depositi e Prestiti, Fabio Gallia si vede presentare un conto a dir poco salato. L’amministratore delegato di Bnl, con altri manager della banca, è stato citato in giudizio a Trani con l’accusa di truffa legata alla vendita di prodotti derivati. E spuntano dettagli, finora sfuggiti ai radar, anche per il candidato numero uno alla presidenza della Cdp, Claudio Costamagna. Il banchiere, prodiano ed ex Goldman Sachs, fino a qualche tempo fa è stato consigliere di Vodafone sulla banda larga. Ovvero proprio sul settore al cui sviluppo dovrà sovrintendere la medesima Cdp dialogando con tutti gli operatori. Insomma, circostanze in grado di generare fibrillazioni. Tornando alla questione Gallia, complessivamente il giudizio è stato disposto per 13 tra manager e funzionari, tra cui il presidente Luigi Abete e l’ex vicepresidente Sergio Pietro Erede. Il reato di truffa consente ai magistrati inquirenti di decidere la citazione diretta in giudizio senza passare dalle richieste di processo e dall’udienza preliminare.

LE CONTESTAZIONI
L’ipotesi dell’accusa, rappresentata dal pm Michele Ruggiero, è che i vertici dell’istituto abbiano indotto funzionari locali di banca a proporre ad alcuni imprenditori la sottoscrizione di contratti derivati presentandoli come investimenti sicuri e non ad alto rischio o dannosi per il cliente. Alla notizia della chiusura delle indagini, Bnl aveva reagito per mezzo di una nota ufficiale, con la quale la banca ribadiva “la correttezza e linearità dei comportamenti tenuti dai propri esponenti coinvolti”. Al di là del caso specifico, però, il nome di Gallia balza all’occhio proprio perché il Governo guidato da Matteo Renzi starebbe per insediarlo sulla poltrona di amministratore delegato della strategica Cassa Depositi e Prestiti. Il tutto in sostituzione dell’attuale Ad Giovanni Gorno Tempini, il cui mandato però scade tra un anno. E qui scattano curiose coincidenze. Anche Gorno Tempini, infatti, è stato citato in giudizio sempre a Trani per truffa pluriaggravata e sempre per una questione di derivati risalente a quando il manager era amministratore delegato di Banca Caboto. Insieme a lui, all’esito della stessa inchiesta, sono andati a giudizio Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa, e Corrado Passera, ex amministratore delegato del gruppo creditizio.

LE CLAUSOLE
Nel quadro si inserisce la spinosissima questione dei requisiti di onorabilità previsti dallo statuto della Cassa Depositi e Prestiti. Secondo l’articolo 15 gli amministratori che nel corso del mandato dovessero ricevere la notifica del decreto che dispone il giudizio devono darne immediata comunicazione all’organo di amministrazione. Il quale, fatte le dovute verifiche, convoca l’assemblea durante la quale può formulare una proposta di mantenimento del manager nel caso di “un preminente interesse della società”. Ebbene, il 5 dicembre del 2014 l’assemblea della Cdp, società controllata all’80% dal Tesoro, ha di fatto “salvato” Gorno Tempini, evitandogli unanimemente la decadenza. L’episodio però rappresenta una sorta di “macchia” nel percorso del manager che adesso il Governo parrebbe intenzionato a sostituire. L’ironia della sorte è che Gallia, individuato come successore, da ieri si trova nelle stesse condizioni processuali dell’attuale Ad. Con una decisione arrivata con incredibile tempismo. Così, per Gallia, l’avventura in Cdp potrebbe essere finita ancora prima di cominciare. Ma non è detta l’ultima parola, e la decisione definitiva del Governo potrebbe arrivare domani

QUELLA CONSULENZA PER VODAFONE
E passiamo a Costamagna, candidato presidente della Cassa. Fino a qualche mese fa è stato advisor di Vodafone per il settore fusioni e acquisizioni. E in questa veste è stato sondato dal colosso telefonico sull’ormai annosa questione della collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti per lo sviluppo della banda ultralarga. Ora, è appena il caso di far notare che Cdp, controllata all’80% dal Tesoro e finora guidata dal presidente Franco Bassanini e dall’Ad Gorno Tempini, ha avuto un’interlocuzione con diversi operatori telefonici. Con uno dei quali, Telecom, gli attriti non sono certo mancati. Se Costamagna, considerato vicino a Romano Prodi e per tanti anni manager di spicco di Goldman Sachs, venisse nominato presidente, la Cassa avrebbe al suo vertice un uomo che di fatto ha lavorato con Vodafone, una delle parti in causa nella delicata trattativa sulla banda larga. Come la prenderebbero gli altri operatori, in primis Telecom? In effetti sembra proprio che dalle parti della società guidata da Marco Patuano, così come dalle parti di Mediobanca (che di Telecom sarà ancora per poco azionista), l’uscita del nome di Costamagna abbia creato qualche trambusto. Vodafone, contattata da La Notizia, ha confermato che il banchiere ha prestato fino a non molto tempo fa una consulenza per il colosso telefonico. Ma allora, spiegano dal gruppo guidato da Vittorio Colao, si discuteva dell’opportunità per Vodafone di aquistare da F2i la quota di maggioranza di Metroweb, la società controllata proprio dalla Cassa Depositi (tramite il fondo Fsi) e deputata allo sviluppo della banda ultralarga in Italia. Il quadro adesso è cambiato, sostengono sempre da Vodafone, perché F2i non ha più intenzione di vendere e perché è stato individuato in Metroweb Sviluppo il veicolo per portare avanti il progetto. Proprio intorno a Metroweb Sviluppo, nelle scorse settimane, si sono coagulati gli interessi di Vodafone e Wind.

GLI SVILUPPI
Se però è cambiato il veicolo, in tema di banda larga rimane del tutto inalterata la filosofia di base, ossia l’intervento della Cdp tramite Metroweb e alcuni operatori telefonici. E al vertice della stessa Cassa potrebbe arrivare un ex consulente di uno dei più importanti operatori, ossia Vodafone. E’ appena il caso di ricordare quanti attriti finora ci siano stati tra la Cassa di Bassanini e Telecom, favorevole a un intervento nel mondo Metroweb, ma non in posizione di minoranza. Pare che il nome di Costamagna sia stato sponsorizzato da Andrea Guerra, consigliere di Matteo Renzi di palazzo Chigi, che ha avuto modo di conoscere il banchiere quando lavoravano entrambi in Luxottica (Costamagna ne è stato consigliere di amministrazione dal 2006 al 2015). Ma nel passato di Costamagna, che oggi è anche presidente di Salini Impregilo, c’è una lunga serie di incarichi come consigliere di amministrazione: Autogrill (2008-2011), Bulgari (2007-2011), Dea Capital (2007-2013), Il Sole 24 Ore (2011-2013) e Luxottica (2006-2015). A quanto pare il suo nome è giunto come un fulmine a ciel sereno sulle fondazioni che, azioniste della Cassa al 18,4%, ne esprimono il presidente. Le stesse fondazioni si vedranno oggi per fare il punto della situazione. Di sicuro non sarà facile mettere alla porta Bassanini e Gorno Tempini, perché in realtà sono in scadenza tra un anno. E la fine anticipata del rapporto, tra l’altro, potrebbe costare anche un bel po’ in termini di buonuscite.

Twitter: @SSansonetti

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