C’è una prima vittima in Borsa. Salta la quotazione di Estra. Stop della multiutility controllata da 97 comuni. Diventata una delle regine di appalti Consip

di Daniela Fratini
Economia

Le fibrillazioni sui mercati, alimentate dalla crisi istituzionale, hanno mietuto la prima vittima. Estra, una delle più grandi multiutility energetiche toscane, ieri ha gettato la spugna decidendo di rinviare la quotazione in Borsa. La stessa società ha spiegato in una nota che l’operazione viene congelata “con rammarico”. Estra, nel dettaglio, “ha ritirato l’istanza di autorizzazione alla pubblicazione del prospetto informativo. La quotazione è stata rinviata al ripresentarsi di condizioni di mercato migliori”. Confermata, ad ogno modo, “la volontà di perseguire l’obiettivo della quotazione e, anche in tale ottica, quello della crescita, come dimostrato dalle recenti acquisizioni nei settori della vendita e della distribuzione del gas”.

Il precedenteDella società La Notizia si era già occupata lo scorso 3 febbraio parlando di un maxiappalto Consip incassato dal gruppo. Un vero colpaccio perfezionatosi il 30 gennaio, quando la Centrale acquisti del Tesoro ha assegnato alla controllata Estra Energie le fette più succulente di un maxi appalto da 344 milioni per la fornitura di gas naturale alle pubbliche amministrazioni. Il colpo emerge anche dai nomi delle aziende sconfitte nella corsa all’appalto: parliamo di colossi come Edison e A2A. L’esito finale ha portato Estra ad aggiudicarsi 4 lotti su sette, per un valore massimo complessivo di 189 milioni di euro. Dato ancor più significativo, se si considera che il fatturato della società si aggira intorno ai 350 milioni di euro. Insomma, i lotti Consip valgono da soli più della metà dei ricavi della società. Ma chi c’è dietro Estra Energie? Diciamo subito che la società rientra nella holding Estra, la quale a sua volta fa capo a tutta una serie di ex municipalizzate toscane: la Consiag di Prato (39,5%), la Intesa di Siena (25,14%) e la Coingas di Arezzo (25,14%). Dietro queste società, risalendo la catena di controllo, ci sono ben 97 comuni delle province di Firenze, Arezzo, Grosseto, Pistoia, Siena e Prato. Sono questi, in ultima analisi, i proprietari indiretti della regina degli appalti Consip. E quando si parla di municipi, si sa, la presa della politica resta molto forte. Basti pensare ai vertici della holding Estra.

Gli uomini – Il presidente, per dire, è Francesco Macrì, che non soltanto vanta una lunga esperienza manageriale nel settore dei trasporti, ma ha anche un curriculum politico non trascurabile: fino a non molto tempo fa è stato capogruppo di Fratelli d’Italia nel consiglio comunale di Arezzo. Nella veste di amministratore delegato, invece, troviamo Alessandro Piazzi, un nome molto conosciuto a Siena. Già componente della deputazione amministratrice della Fondazione Mps (quella che prima del disastro della banca era la prima azionista dell’istituto senese), Piazzi è stato uno dei più costanti finanziatori del Pd locale. Un uomo quindi molto legato al partito. Nessuno nega le capacità di Macrì e Piazzi. Ma è un dato di fatto il loro forte legame con la politica.

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