Che passione per le primarie: sono dieci le proposte di legge. E solo qualcuna risparmia soldi pubblici

di Stefano Iannaccone
Politica

Non solo il salasso per le primarie, ideato dai renziani del Partito democratico, come Andrea Marcucci e Dario Parrini. Anche l’Italia dei valori, con Nello Formisano a Montecitorio e Alessandra Bencini al Senato, vuole gravare sulle spalle dei cittadini. Ma preferisce una modalità diversa, con il pagamento diretto: ogni elettore dovrebbe versare 10 euro per potere scegliere il proprio candidato. Ma nel dibattito ci sono anche idee meno dispendiose, come quella della deputata del gruppo Misto Mara Mucci, che vorrebbe puntare sulla digitalizzazione. Abbattendo i costi e aumentando la sicurezza del voto. Insomma, nelle Aule parlamentari il confronto è serrato: per regolamentare e istituzionalizzare le primarie ci sono ben dieci disegni di legge (senza conteggiare il doppione dell’Idv). Nessuno è all’ordine del giorno, ma tutti puntano a rientrare nel discorso complessivo della riforma dei partiti. E sulla questione si soffermano in particolare la parlamentare del Pd, Sandra Zampa, il collega di Scelta civica, Pierpaolo Vargiu, e il senatore di Area Popolare, Renato Schifani.

CHANCE DIGITALE
Mara Mucci ha approntato un testo orientato sull’impiego della tecnologia, che prevede “una postazione informatica in zona presidiata, e con rete protetta, in cui registrarsi anche al momento della partecipazione al voto”. Il computer, secondo la logica della norma, potrebbe essere collocata in una biblioteca o nella sede del Comune. Inoltre è possibile l’emissione di una “ricevuta per consentire il riconteggio dove necessaria una contro-verifica del voto manuale”. Quindi le primarie in gran parte digitali. “Ma comunque non possono essere obbligatorie, né devono essere pagate dai contribuenti”, spiega Mucci a La Notizia. Una posizione distante da quella dei renziani del Pd, che vogliono istituire un fondo pubblico da 15 milioni all’anno e puntano a sanzionare i partiti che non fanno le primarie. Togliendo gli sgravi e le forme di finanziamento attraverso la devoluzione del due per mille. Tra i dem anche Marco Meloni ha scritto una proposta di legge, ragionando più sulle tempistiche: la consultazione deve svolgersi almeno due mesi prima della presentazione delle liste.

AMERICAN DREAM
Ma c’è anche chi coltiva un sogno americano: Rocco Palese, deputato di Conservatori e riformisti (il gruppo di Raffaele Fitto), vorrebbe le “libertarie” importando il modello made in Usa. E nella riedizione in salsa tricolore è previsto il “giro d’Italia” con “sedici tappe, nelle quali si vota alle elezioni primarie regionali, più la convention nazionale”. Molto meno esterofilo è invece il progetto di Formisano, ripresentato al Senato da Bencini, con l’intento di mettere una tariffa elevata: 10 euro per partecipare. Della cifra accumulata “l’80% andrà nelle casse dei comuni interessati che istituiranno un apposito, e il 20% ai partiti”. Infine, i deputati Eugenia Roccella, di Idea (la componente di Gaetano Quagliariello), e Guglielmo Vaccaro, parlamentare di Italia unica (il movimento di Corrado Passera), si pongono il problema della regolamentazione delle primarie . Ed entrambi le ritengono facoltative.