Chiarimento tra Conte e Di Maio. La vera mina vagante è Renzi. Il premier e il leader Cinque Stelle si ricompattano. Sospetti su Italia Viva: cercherà lo scontro sulla giustizia

di Francesco Carta
Politica

Provano a guardare avanti Giuseppe Conte e Luigi Di Maio. Dopo le tensioni dei giorni scorsi, a colpi di avvisi e ultimatum reciproci, messi nero su bianco a mezzo stampa e poi smussati, derubricati (ergo ritirati) a normale confronto tra forze politiche. E lo fanno con il lungo faccia a faccia di ieri mattina che ha preceduto la girandola di incontri bilaterali che il Presidente del Consiglio ha messo in calendario per ritrovare la quadra sulla Manovra, licenziata la settimana scorsa “salvo intese” dal Governo.

E alla fine il premier-arbitro, che ha minacciato di “squalificare” chi non gioca di squadra, e il ministro degli Esteri che nei giorni scorsi gli ha ricordato che senza i voti dei Cinque Stelle non si va da nessuna parte, siglano una tregua che va oltre la Manovra. Ma che guarda con preoccupazione alla “mina vagante” dei renziani di Italia Viva che, archiviata la legge di Bilancio, torneranno – è questa la preoccupazione condivisa – ad alzare la posta.

Per questo, è stata in sintesi la conclusione, ripristinare quel clima di dialogo che ha da sempre contraddistinto i reciproci rapporti è fondamentale. “Non è il momento di montarsi la testa”, chiariscono fonti di maggioranza. Tornare alla leale collaborazione è fondamentale. Specie in un momento tanto delicato: nuove fughe in avanti sulla Manovra, del resto, rischiano di mettere in difficoltà il premier e il Paese nel confronto aperto con Bruxelles proprio sui saldi della Finanziaria.

Senza contare la partita politica aperta dalle regionali in Umbria, al voto domenica prossima, che se non mettono a rischio la tenuta del Governo sono comunque un primo, concreto test di gradimento sull’esecutivo giallo-rosso. Non a caso, da oggi, Di Maio inizierà il suo tour, tra aziende, mercati, incontri con i cittadini. Come farà anche il segretario Pd, Nicola Zingaretti, con i ministri dem e, giovedì, sarà la volta dello stesso Conte che ha deciso, quindi, di mettere la faccia sulla campagna elettorale del candidato giallorosso, Vincenzo Bianconi. Un appuntamento elettorale, insomma, con tutto il Governo nazionale schierato.

E la certezza che una possibile vittoria, difficile ma non impossibile, possa rinsaldare l’alleanza di Governo. Un’alleanza in cui a preoccupare di più, soprattutto il premier, è il ruolo ambiguo di Italia Viva. Matteo Renzi e Conte, confidano fonti parlamentari, non si sentono da settimane. E, dalle file di Italia Viva, c’è quasi chi se ne compiace rimarcando di non sentire la necessità di riallacciare i contatti.

Le parole pronunciate dall’ex premier alla Leopolda, non fanno che alimentare il sospetto con cui, dalla scissione in avanti, a Palazzo Chigi dubitano della fedeltà dei renziani. Non a caso, c’è chi conferma che da tempo, al Senato, l’ala sinistra della coalizione, Pd in testa, sia al lavoro per mettere la maggioranza al riparo da possibili fughe dei fedelissimi dell’ex rottamatore. Contendendo, o perlomeno bloccando, le attenzioni di Italia Viva verso quel plotoncino di senatori “centristi”, distribuiti tra Forza Italia e gruppo Misto, che potrebbero rafforzare numericamente la truppa renziana da cui dipende la tenuta della maggioranza.

Approvata la manovra, del resto, il prossimo braccio di ferro si concentrerà sulla giustizia. A cominciare dallo stop alla prescrizione su cui Italia Viva sembra parlare la stessa lingua di Lega e FI. A momento previsioni è difficile farnhe. Ma una cosa è certa. Al momento del battesimo del governo giallo-rosso, il presidente della Repubblica era stato chiaro: oltre le due maggioranze percorribili c’è solo il ritorno alle urne. Una prospettiva che, per ora, non piace a nessuno.

Loading...