Ci mancava solo un Obama renziano. Spot elettorale per l’amico Matteo. Intesa contro l’austerità e lo strapotere tedesco

di Stefano Iannaccone
Editoriale

Un Barack renziano. Come se fosse un componente della segreteria del Pd. Obama ha speso parole al miele per l’amico Matteo, elogiando soprattutto le riforme. L’endorsement è sfociato nell’invito a non rassegnare le dimissioni in caso di vittoria dei “no” al referendum del 4 dicembre. Certo, l’effetto elettorale del sostegno obamiano è tutto da verificare. Ma resta il fatto che è arrivato con forza. D’altra parte Renzi non ha avuto nemmeno il tempo di gioire per l’accoglienza offerta dalla Casa Bianca, che ha dovuto fare i conti con la realtà: il Jobs Act, la riforma sbandierata dal presidente del Consiglio in ogni intervento, sta mostrando il suo lato oscuro. Prima le assunzioni si sono fermate con la riduzione degli sgravi e ora volano addirittura i licenziamenti:  senza un intervento strutturale  sull’economia, le aziende sono costrette a prendere decisioni forti. E la colpa, sia chiaro, non è degli imprenditori, ma di una politica (e di un Governo) incapace di  scrivere provvedimenti necessari al Paese. E così le riforme renziane esistono solo dall’osservatorio di Obama. Lontano dalla realtà italiana.

  • honhil

    Da questo momento in poi, si è obbligati a dire che la tragedia che si dava sul palcoscenico di Palazzo Chigi è diventa una farsa in corso d’opera. E poco importa se Renzi alla Casa Bianca è andato a fare il pavone nell’ uccelliera di Obama o la iena ridens nel pollaio di Michelle. La verità nuda e cruda è che delle due l’una: o l’ex sindaco di Firenze conta quanto il due di briscola quando il fante è in tavola o, dopo aver armato la mano del rappresentante italiano all’Unesco, con spregevole indifferenza, infila la tangenziale del detto ‘Peggio la pezza del buco’ e dice non saperne niente. Imitato egregiamente dal ministro degli Esteri. Un’Italietta così non si era mai vista. Nel silenzio assordante delle prime quattro cariche dello Stato. Quelle stesse cariche che non passa giorno che non inneggiano ad un’invasione chiamata accoglienza. Sì, “l’Italia spieghi il suo silenzio sull’Unesco”. Soprattutto, le quattro cariche di cui sopra escano fuori dal cono di complicità nel quale, questa azione di ideologia armata contro Israele, li ha cacciati.