Confindustria mette in guardia Lega e M5s: “Non chiare le risorse per le promesse del futuro Governo”. Spread a 189

dalla Redazione
Economia

L’avvertimento a Luigi Di Maio e Matteo Salvini è chiaro, a cominciare dall’incipit. “Il contesto che viviamo inizia a preoccuparci. E ci chiede di intervenire con saggezza, buon senso e consapevolezza delle nostre responsabilità. Del senso del limite”. Parole e musica del presidente di Cofindustria, Vincenzo Boccia, rivolte a Lega e M5s nel corso dell’Assemblea pubblica degli industriali. “Bisogna avere senso di comunità e consapevolezza del momento delicato della vita del Paese. Inquadrare nella cornice giusta e non avere una visione limitata di quanto sta accadendo – ha aggiunto -, sapendo ben distinguere la questione italiana, ciò che dipende da noi, dalla questione europea, senza usare quest’ultima quale alibi per non affrontare la prima”.

Proprio a proposito dell’Europa, “è imprescindibile”, ha detto Boccia. “Possiamo criticarla per quello che non fa, per la lentezza delle sue decisioni, per il bizantinismo con il quale a volte legifera. Per gli uomini e le donne che sono al vertice che dobbiamo spingere a fare di più è meglio. Ma non mettiamo in discussione il principio che solo insieme potremmo continuare a generare benessere coesione sociale”. E, soprattutto, “non ci lamentiamo con l’Europa – ha affermato il numero uno di viale dell’Astronomia – se non siamo presenti e non vigiliamo su i nostri interessi”. Quanto all’affaire conti pubblici, “non è più il tempo di inflazione, e il nostro nemico rimane il debito pubblico. 2.300 miliardi che ci costano oggi 63 miliardi l’anno per pagare interessi e che domani ci potrebbero costare di più. Per questi occorre una politica che rassicuri sulla grande riduzione del debito pubblico, creando le precondizioni per la crescita e la creazione di lavori, vera missione Paese”. Questo significa “uscire dalla doppia incertezza: europea e internazionale da una parte, italiana dall’altra”, ha sottolineato Boccia.

Sul programma di Governo, “occorre ricucire lo strappo intergenerazionale, spostando l’attenzione oggi troppo rivolta le pensioni. Le pensioni sono importanti, un diritto acquisito e sacrosanto. Ma non possiamo scaricarne l’onere su giovani, già gravati dal peso di un debito pubblico che non hanno contribuito a generare. Meno enfasi sulle pensioni, allora, e più sul lavoro, che acquista una centralità assoluta. Il lavoro abbassa il bisogno di garantire chi un reddito non riesce a procurarselo”. L’altra priorità è “la questione industriale: partire da questo è realismo e consapevolezza. L’industria sembra essere scomparsa dal dibattito di questi mesi”.

Ma non è tutto. “Se passa l’idea che a ogni cambio di maggioranza politica si torna indietro su scelte strategiche per la nostra economia, è la nostra credibilità che mettiamo in discussione. Le infrastrutture sono uno dei fattori di investimento per la crescita dell’Italia ma sono anche parte di un grandissimo progetto europeo”. La tratta Torino-Lione, per esempio, “è un pezzo del corridoio Kiev-Lisbona. E l’Italia si è battuta con vigore per assicurarsi che il passaggio a venisse al di qua delle Alpi invece che a nord, a Monaco, in Germania. Le infrastrutture di cui parliamo portano lavoro, democrazia, commercio e crescita”.

Spread ancora in salita e Borsa giù – Quanto allo spread, il differenziale tra Btp e Bund tedeschi si è avvicinato nel pomeriggio a quota 200 punti, superando i 195, per poi ridiscendere in chiusura a 189. In calo l’euro, sceso a quota 1,17 sul dollaro. A penalizzare Piazza Affari, che ha chiuso in calo (Ftse Mib -1,31% a 22.911 punti), è stato l’allarme di Fitch sulle banche, che ha certificato quello che gli analisti di diverse agenzie e case d’investimento sostengono da settimane: “Una caduta prolungata nella fiducia degli investitori potrebbe ritardare i progressi delle banche nella riduzione del loro consistente stock di Npl e rendere più costoso per loro costruire dei cuscinetti di debito junior”.