Cronisti, il rischio è la solitudine. Assegnato il Premio europeo di giornalismo investigativo. Mai tanta pressione su chi fa il mestiere di raccontare

di Carola Olmi
Cronaca

Il giornalismo d’inchiesta sta vivendo in tutto il mondo una delle stagioni più difficili. Casi drammatici come l’omicidio di Daphne Caurana Galizia a Malta, per la cui morte proprio in questi giorni sono saltati alcuni ministri del governo della Valletta, o di Ján Kuciak in Slovacchia, assassinato insieme alla giovane fidanzata per aver raccontato gli intrecci tra esponenti vicini al primo ministro Robert Fico e la ‘ndrangheta, sono le punte di una crescente esposizione dei cronisti al mix esplosivo di criminalità, abuso di potere dei politici e solitudine in cui viene regolarmente confinato chi fa coraggiosamente il mestiere di raccontare il malaffare.

Per accendere un faro sul problema e spezzare almeno questo isolamento, è stato istituito in Sicilia il Premio europeo di giornalismo giudiziario e investigativo, giunto quest’anno alla quarta edizione, dopo i primi due appuntamenti a Catania, il terzo a Taormina e adesso a Napoli. Presieduto da Massimo Scuderi, un ex ufficiale della Guardia di Finanza diventato poi giornalista, e sostenuto dall’imprenditore Ciro Salzano e da sponsor particolarmente attenti ai temi della legalità, come Poste Italiane, l’evento ha visto crescere nel tempo l’adesione di vertici delle forze dell’ordine, cronisti e magistrati, tanto da annoverare tra i tanti premiati i procuratori Franco Roberti e Giovanni Conzo, i giornalisti Enzo Iacopino, Paolo Borrometi, Giuseppe Lo Bianco, Fabio Isman, Antonino Monteleone, il presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone e il vedovo della Caruana Galizia.

La giuria presieduta dal direttore de La Notizia Gaetano Pedullà e dal procuratore della DDA di Napoli Catello Maresca ha tributato quest’anno il riconoscimento a Flavia Piccinni e Carmine Gazzanni, autori del libro inchiesta Nella Setta, alla memoria di Nadia Toffa (in collegamento con la madre e il premio ritirato dal parroco di Caviano, don Maurizio Patriciello, il procuratore generale militare di Cassazione Maurizio Block, il direttore di Notizie.it Fabrizio Capecelatro, l’autrice di numerosi servizi speciali per Rai e La7 Giulia Bosetti, l’ex inviata di guerra e scrittrice Carmen Lasorella, l’associazione Reporter sanz frontières (ha ritirato il premio Pauline Adès-Mével), l’istituzione Eurojust, rappresentata dal componente italiano e vice-presidente Filippo Spiezia, il comandante generale delle Capitanerie di porto, ammiraglio Giovanni Pettorino, il direttore dell’Asl Napoli Nord Antonio D’Amore, l’imprenditore Antonio Tufano, l’ufficiale della Gdf Antonio Di Fede, l’associazione “Mamme di tutti”. Introdotti nel suggestivo palazzo Reale dalla banda dei Granatieri di Sardegna, la giuria popolare è stata composta dai giovanissimi cronisti del giornale anticamorra Informare.

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