Da Alfano a Casini tutti bolliti, il centro ora passa solo per Verdini. Così Ala cresce in Parlamento

di Stefano Iannaccone
Politica

Angelino Alfano arranca, con una rivolta interna ormai difficile da sedare. Non va meglio a Enrico Zanetti, diventato minoranza all’interno della minuscola Scelta civica. Di sicuro non naviga in buone acque Raffaele Fitto, finito ai margini con la sua piccola formazione Conservatori e riformisti. E che dire poi di Pierferdinando Casini che addirittura litiga con il vecchio sodale Lorenzo Cesa? In questo clima il progetto del Grande Centro, o comunque di un fronte moderato, non può prescindere da una persona: Denis Verdini. L’ex braccio destro di Silvio Berlusconi, infatti, continua a rafforzare la sua posizione. Tanto che si appresta a entrare nel Governo, fagocitando il viceministro Zanetti.

UNICO SUPERSTITE
Verdini diventa così un interlocutore fondamentale per Matteo Renzi, a dispetto della minoranza del Partito democratico. E resta un punto di riferimento per chiunque, ultimo in ordine di tempo Stefano Parisi, ambisce a ricostruire un eventuale polo alternativo al Pd e al Movimento 5 Stelle. E resiste un’unica certezza: continua ad attrarre parlamentari. Alla Camera l’ex campionessa olimpica, Valentina Vezzali, attualmente in Scelta civica, è data prossima al cambio di casacca. Ignazio Abrignani e Luca D’Alessandro sono i referenti a Montecitorio: chi è interessato all’ingresso in Alleanza liberalpopolare-Autonomie (Ala) deve parlare con loro. “Presto potrebbe esserci la fila”, ironizza un deputato centrista che conosce bene le dinamiche di Palazzo. Ala, nata raccogliendo senatori in uscita da Forza Italia, vede lievitare i numeri a cifre sempre più importanti. Come? Facendo incetta dei dissidenti di Area popolare, perché Alfano fa fatica a tenere unita la sua pattuglia. La nuova capogruppo di Ap a Palazzo Madama, Laura Bianconi, ha minimizzato parlando di situazione “frizzante”. Ma il clima è da resa dei conti. I dissidenti hanno mandato mediaticamente in avanscoperta Giuseppe Esposito e poi hanno affondato il colpo con le dimissioni di Renato Schifani. Ma per quale motivo alcuni parlamentari dovrebbero lasciare Ap, magari ritrovandosi nella stessa maggioranza sotto le insegne verdiniane e dovendo comunque sostenere il “sì” al referendum? “È chiaro che ormai Alfano, a differenza di Verdini, non ha più nessun appeal né un gran futuro”, è il ragionamento di una fonte interna.

PARISI CI PROVA
Mentre a Roma Verdini continua a calamitare gli scontenti del centrodestra, da Milano Parisi ha annunciato il lancio di un progetto liberalpopolare. L’ex candidato di Palazzo Marino ha detto di voler “provare a rigenerare il centrodestra con un programma politico liberale e popolare, alternativo al centrosinistra e concorrente con i 5 Stelle”. Una presa di posizione che ha fatto drizzare le antenne a Maurizio Sacconi, da tempo favorevole a un centrodestra unito. Ma prima di qualsiasi mossa bisogna citofonare a Denis.

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