Da Zingaretti a Salvini. Leader avari con i loro partiti. Ecco i contributi versati alle forze politiche. Da Soros e consorte 200mila euro a +Europa

di Carmine Gazzanni
Politica

Che i partiti siano i crisi, è cosa nota. Che siano pochi i contribuenti che, tramite il 2×1000, sovvenzionano questa o quella forza politica è altrettanto risaputo. Ci si aspetterebbe, allora, che per primi siano gli eletti in Parlamento a dare il buon esempio, dimostrando di credere nel proprio partito di appartenenza con piccoli contributi. E invece niente. Dopo l’approvazione dello Spazzacorrotti, tutte le forze politiche sono obbligate a pubblicare sul proprio sito internet le donazioni superiori a 500 euro.

Il primo dato che salta all’occhio è che non risultano contributi da parte dei leader delle varie forze politiche. Nulla da Nicola Zingaretti per il Pd, nulla da Silvio Berlusconi per Forza Italia, nulla da Matteo Salvini per la Lega. La forza politica verso cui è stato manifestato più “attaccamento” è senza ombra di dubbio il Partito democratico: finora risultano 173 donazioni per un totale di 376.196 euro. Di queste ben 129 sono di 1.500 euro; ce ne sono alcune di soli 500 e altre che, invece, superano i 10mila. Curioso, ad esempio, il finanziamento da 20mila euro risalente al 26 febbraio scorso di Energas Spa.

L’onorevole Chiara Gribaudo ha invece versato 15mila euro, il suo collega Gian Pietro Dal Moro 12mila; un po’ meno Maria Chiara Gadda (10.500), Lisa Noja (10mila) e Roger De Menech (ancora 10mila). E i big? Da parte dell’ex segretario Matteo Renzi risulta un contributo di 6.500 euro; da Roberta Pinotti 4.500 euro. Graziano Delrio ha versato solo mille euro; si sono fermati a 1.500, invece, Paolo Gentiloni, Roberto Giachetti, Francesco Bonifazi, Maurizio Martina, Ettore Rosato, Marco Minniti, Pier Carlo Padoan. Non risultano donazioni da un’altra big del partito come Maria Elena Boschi.

Al di là delle entità delle donazioni, però, i democratici fanno un “figurone” rispetto alle altre forze in campo. Fratelli d’Italia, per dire, non ha ancora pubblicato la propria lista di finanziatori. “Da norma – spiegano dal partito in risposta alla nostra richiesta di conoscere eventuali elargizioni – la pubblicazione dovrà avvenire dal 31 marzo 2019. Pertanto dopo quella data troverà ciò che richiede”. Forza Italia e Lega, invece, hanno deciso di anticipare lievemente i tempi.

La lista degli Azzurri conta 6 nominativi: l’unico degno di nota è quello di Lucio Malan ha dato un “contributo in denaro” pari a 10.800 euro. Tutti gli altri si fermano a rimborsi da 900 euro, eccezion fatta per l’onorevole Giuseppe Mangialavori che ha contribuito per 2.700 euro. Musica simile in casa del Carroccio. I finanziamenti sono in totale sei, disposti da quattro persone: due da Giancarlo Giorgetti per 3mila euro complessivi; stessa somma da Giuseppina Castiello, anche lei sottosegretario (con delega per il Sud) in quota leghista; ancora 3mila euro sono stati donati dall’europarlamentare Angelo Ciocca; chiude il quadro l’onorevole Ugo Parolo che si è fermato a 1.800 euro.

Tra i vari finanziamenti, però, a spiccare sono quelli che hanno rimpinguato le casse di +Europa, il movimento fondato da Emma Bonino e il cui segretario è oggi Benedetto Della Vedova. Come in realtà comunicato in forma trasparente dallo stesso partito, tra il 22 e il 30 gennaio sono arrivati due maxi-finanziamenti, da parte del magnate George Soros e della moglie Tamiko Bolton, per un totale di circa 200mila euro (per la precisione 99.789 euro cadauno). D’altronde Soros non ha mai fatto mistero di essere un fervente europeista, profondamente osteggiato – in alcuni casi senza alcun apparente e valido motivo – da sovranisti e, per l’appunto, anti-europeisti.

Che +Europa riceva fondi dall’estero, d’altronde, non è una novità. Fece molto discutere a fine 2018 il finanziamento di ben 1,6 milioni di euro disposto a favore del partito della Bonino da parte di Peter Baldwin, professore americano, studioso di storia europea e con la doppia cittadinanza, svedese e americana anche se vive a Londra. Anche in questo caso, tuttavia, pagano gli altri. Nella lista non ci sono altri finanziamenti. Né di Della Vedova, né della Bonino stessa.

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