Dai sondaggi un’unica certezza: le promesse non tirano più. Il Pd soffre, FI recupera, centristi invisibili

di Antonio Pitoni
Politica

Un dato ormai appare chiaro. Le promesse dei politici non tirano più. Almeno a guardare gli ultimi sondaggi. Non solo quelli che affollano i talk show televisivi. Ma pure quelli ‘riservati’. Commissionati dai partiti per testare l’evoluzione del rispettivo gradimento nelle settimane decisive della campagna elettorale. Con scostamenti di pochi decimali tra una rilevazione e l’altra che, di fatto, poco spostano in termini di consensi tra un partito e l’altro. Con il risultato, complice anche la legge elettorale, che nessuno è in grado di esprimere una maggioranza autonoma.

Forza Silvio – E a proposito di sondaggi ‘riservati’, tra gli ultimi sfornati in settimana, c’è quello elaborato da Euromedia Research sulle intenzioni di voto in vista delle elezioni politiche del prossimo 4 marzo e che La Notizia ha potuto visionare. Un sondaggio interessante perché mette in evidenza il cosiddetto “intervallo di confidenza”. Di cosa si tratta? In statistica, quando si stima un parametro, non basta la individuare un singolo valore. Ma è necessario associare a quella stima un intervallo di valori plausibili per lo stesso parametro. Un intervallo che viene, appunto, definito di “confidenza” o di “fiducia”. Partendo dall’area di Centrodestra, Forza Italia viene accreditata, dalla rilevazione di gennaio, al 17,5% (valore centrale), ma l’intervallo di confidenza oscilla da un minimo del 15,8% ad un massimo del 19,2. La Lega si assesta al 13,3% dentro una forbice che oscilla tra l’11,8 e il 14,8%. Il 4,5% attribuito a Fratelli d’Italia, invece, è il valore centrale compreso tra il 3,6 e il 5,4% dell’intervallo di fiducia. E la quarta gamba del Centrodestra? Noi con l’Italia è al 2,2%, ma il dato può oscillare tra l’1,6 e il 2,8%, al di sotto, in ogni caso, della soglia di sbarramento che, Rosatellum alla mano, farebbe scattare i seggi. Manca all’appello un 1,1% (la forbice è tra lo 0,6 e l’1,6%) attribuito ad altre formazioni minori che fa salire il dato totale del Centrodestra al 38,6%, con un intervallo di confidenza che oscilla tra il 36,5 e un potenziale del 40,7%. Dati che confermano, quella guidata da Silvio Berlusconi, prima coalizione.

Pd e poco altro – E nel Centrosinistra? Stando alla rilevazione Euromedia Research, il Pd si attesta al 24,2% (valore centrale), entro un intervallo che va da un minimo del 22,3 ad un massimo del 26,1%. Nessun’altra forza della coalizione supererebbe lo sbarramento del 3% per accedere al riparto proporzionale. Né la Civica popolare con Lorenzin all’1,5% (tra l’1 e il 2%) né +Europa di Bonino-Tabacci ferma all’1,4% (tra lo 0,9 e l’1,9%). Per piazzare deputati e senatori nel prossimo Parlamento, l’unica possibilità per queste liste, stando al sondaggio, sarebbe quella di vincere le sfide nei collegi nei quali saranno schierati propri candidati. Ma allo stesso tempo, superando l’1 ma non il 3%, Civica Popolare e +Europa, secondo le regole del Rosatellum, riverserrebbero i propri voti, per la quota proporzionale, sulle liste della coalizione che supereranno lo sbarramento nazionale (3%). Impresa, sondaggio alla mano, alla portata solo del Pd che, incamererebbe il 2,9% in più oltre ai voti conquistati con il proprio simbolo. Percentuali da zero virgola, invece, per Insieme (0,6%, tra 0,3 e 0,9) e Svp (0,3%, tra 0,1 e 0,5), che non superando l’1% non porteranno in dote ulteriorei consensi al Pd. Totale coalizione di Centrosinistra: 28% spaccato, in un intervallo di confidenza che oscilla tra il 26 e il 30%.

Chi balla da solo – Restano le forze politiche in corsa fuori dagli schieramenti. A cominciare dal Movimento 5 Stelle che si conferma prima forza del Paese con il 26,4% dei consensi, in una forbice stimata da Euromedia Research, tra il 24,5 e il 28,3%. Seguono Liberi e uguali, la nuova formazione di sinistra guidata da Piero Grasso: 6% (minimo 5, massimo 7%). E Casapound: 0,8%, tra lo 0,4 e l’1,2%.