Dalla Puglia alla Lombardia, il buco nero dei Consigli regionali. I conti dei partiti non tornano più, tra spese non consentite e documenti mancanti

di Carmine Gazzanni
Cronaca

I tempi delle “rimborsopoli” regionali e dei “casi Fiorito” appartengono al passato. Eppure le sezioni della Corte dei conti in questi giorni hanno un bel po’ da fare in giro per l’Italia. Da Nord a Sud, infatti, non sono pochi i rilievi che i magistrati contabili hanno notificato a vari gruppi consiliari. Uno dei casi più emblematici è stato senz’altro quello siciliano. Come denunciato da La Notizia già settimane fa, dopo solo due settimane di indefesso lavoro, contando pure festività e domeniche, tutti i gruppi sono stati capaci di consegnare una rendicontazione sbagliata o carente: dal Pd ai Cinque stelle, da Forza Italia fino a Udc e varie liste civiche, sono emerse, scrivono i magistrati contabili, “alcune difformità alle prescrizioni e determinate carenze nella produzione della documentazione”. Ma non è l’unico caso. Andiamo in Piemonte. Anche qui la deliberazione della locale Corte dei conti è a dir poco surreale: “La Sezione prende atto che l’interpretazione ed il modus operandi adottato dal Consiglio rendono impossibile l’espletamento della funzione di controllo intestata alla Corte dei Conti”. Risultato: i magistrati contabili di fatto non hanno esercitato il loro potere di controllo nei confronti delle rendicontazioni dei nove gruppi consiliari. Il motivo? Una legge regionale ha di fatto assegnato il compito al Consiglio regionale. Controllati e controllori. Ecco perché, dice la Corte, la funzione “certamente non può esplicitarsi in un controllo esclusivamente formale ed in una mera ‘presa d’atto’ di un dato da altri fornito, senza alcun tipo di documentazione giustificativa a supporto”. Si tratta, pertanto, “di una precisa scelta dell’organo legislativo che, allo stato, di fatto preclude l’esercizio del ruolo di controllo”.

Soldi a gruppi inesistenti – In altri casi, però, i magistrati si pronunciano eccome. E così veniamo a scoprire di documentazioni mancanti e irregolarità. In Campania, ad esempio, il gruppo Pd ha affidato “7 incarichi a giornalisti, oltre che ad una società cooperativa giornalistica”. Una mole non banale, tanto che si evidenzia “un aumento dell’attività comunicativa e dell’utilizzo di servizi giornalistici che non parrebbe corrispondere a reali esigenze, ingenerando il dubbio che il conferimento di incarichi della comunicazione secondo la suddivisione per province della Campania, collegi elettorali, temi e strumenti di comunicazione (internet, televisione, stampa) – ambiti che sovente finiscono per sovrapporsi – non risponda a reali esigenze organizzative di comunicazione e informazione del Gruppo”. In Lombardia, invece, a finire nell’occhio del ciclone a causa di documenti mancanti sono stati il Gruppo Misto e il gruppo “Maroni Presidente”. Curioso anche il caso del Gruppo Misto in Regione Puglia: avrebbe ricevuto soldi prima ancora della sua costituzione. Impossibile? A quanto pare no: la quota di quasi 9mila euro appare “meritevole di spiegazioni” poiché “riferita al periodo anteriore alla costituzione del Gruppo (9 marzo 2017), quantomeno con riferimento ai mesi durante i quali il Gruppo consiliare ancora non esisteva (gennaio – febbraio 2017)”. In altre parole, “tale contributo è stato corrisposto dalla Regione anche per un periodo precedente non solo alla adesione del Consigliere al Gruppo Misto ma alla costituzione stessa del Gruppo”.

Pure i bonifici errati – C’è, poi, il piccolo Molise. E qui le curiosità abbondano. Prendiamo il Gruppo “Unione per il Molise – Frattura presidente”: qui ad essere contestata è la spesa per un “contratto di locazione ad uso abitativo” stipulata tra il capogruppo e il proprietario dell’immobile, una spesa che “non può essere ritenuta riconducibile ai fini istituzionali del gruppo”. E dalla lista degli inadempienti, non manca nemmeno il Movimento cinque stelle che in Molise non avrebbe consegnato le lettere di incarico per alcuni contratti di consulenza. Peggio va in Puglia, dove i pentastellati avrebero riempito una “riga A23” nel modello di rendicontazione che però è “inesistente”. Come se non bastasse, il grupo M5S pugliese avrebbe sottoscritto un contratto di consulenza dal 10 aprile 2017. Peccato, però, che dalle fatture “emerge l’erogazione di tali compensi anche per i mesi di gennaio, febbraio e marzo 2017 ovvero per un periodo antecedente alla sottoscrizione dei contratti”. Ma il non plus ultra si raggiunge con il gruppo consiliare del Pd ancora in Molise: in due casi sono sbagliati i bonifici effettuati ai collaboratori del gruppo, in un caso è illegibile “la ricevuta relativa alle spese di vitto” di un consigliere regionale a Roma, infine mancano i contratti di locazione di sedi prese in affitto. Insomma, un mare magnum. Tra mancanze e spese illegittime.

Tw: @CarmineGazzanni