Debiti della sanità in Calabria. Un’altra norma ad personam. Emendamento di 4 senatori di Forza Italia. Due di questi hanno laboratori d’analisi

di Clemente Pistilli
Politica

Questioni di opportunità. Non c’è soltanto quello che è illegale o quello per cui scatta l’incompatibilità. In politica c’è anche quello che non è opportuno. Ma tra l’Isola di Utopia e l’Italia del terzo millennio vi sono ovviamente distanze siderali e capita così che, come del resto accade da sempre, a presentare emendamenti siano anche quanti nella modifica di una certa norma possono trarne un vantaggio diretto. Proprio quanto sembra essere accaduto con il cosiddetto decreto Calabria, un commissariamento di fatto della disastrata sanità di quella regione, in fase di conversione, approvato alla Camera e ora al vaglio del Senato.

LA MOSSA. Tra gli emendamenti al decreto ce n’è uno presentato da quattro senatori di Forza Italia, la ex dem Paola Binetti, Maria Rizzotti, Marco Siclari e Giuseppe Mangialavori, gli ultimi due di origine calabrese e dunque si ipotizza attenti più di altri quanto accade sul loro territorio che corrisponde anche al loro collegio. Le modifiche vengono richieste all’articolo che prevede il bilancio speciale per le aziende sanitarie quando i commissari straordinari dovessero accertare “gravi e reiterate illegalità nella gestione dei bilanci”, oppure una “manifesta e reiterata incapacità di gestione”. Insomma quando emerge che chi avrebbe dovuto gestire al meglio un pezzo di sanità lo ha fatto in modo disastroso. Dopo l’arrivo dei commissari viene quindi adottato un bilancio speciale, su cui pesano tutte le obbligazioni dell’ente fino a un certo periodo, che nel decreto in fase di conversione è indicato nel 31 dicembre scorso.

Con l’emendamento viene chiesto, per attivare tale procedura, di aggiungere alle “reiterate irregolarità di bilancio” quelle “tali da non consentire il pagamento dei crediti certi, liquidi ed esigibili esistenti nei confronti dell’ente con le modalità ordinarie”. Viene inoltre chiesto di eliminare il limite del 31 dicembre 2018, utilizzando tale sistema fino “all’annualità cui è riferibile lo stato di incapacità finanziaria”. Un modo per fornire maggiori garanzie a chi ha svolto dei servizi sanitari e vanta crediti nei confronti di aziende in crisi. Una tutela in più per gli imprenditori calabresi, sostenuta da quattro senatori tutti più o meno impegnati nella sanità, essendo la Binetti un medico, Rizzotti un chirurgo plastico, Siclari un imprenditore e Mangialavori un radiologo. Politici che conoscono molto bene le difficoltà del sistema sanitario anche alla luce dell’attività professionale che svolgono.

GLI INTERESSI. Nell’emendamento sembra però esserci anche qualcosa in più. E qui scatta il problema dell’opportunità. Due dei quattro senatori azzurri non sono solo sensibili al tema perché eletti in Calabria e perché legati più o meno anche professionalmente alla sanità. Dalla modifica richiesta Mangialavori e Siclari potrebbero infatti anche averne un vantaggio diretto. Il primo, con una carriera politica costruita a Vibo Valentia, prima di approdare a Palazzo Madama e diventare vice presidente del gruppo di FI, è anche un imprenditore della sanità, avendo il 40% delle quote del centro di analisi Salus Mangialavori a Vibo. Siclari invece, anche lui imprenditore, coinvolto nelle attività commerciali e immobiliari di famiglia, a Villa San Giovanni, ha il suocero in prima linea nella sanità.

Francesco Catalano, padre dell’attrice Vicky, è infatti vice presidente della Medicoop Sant’Agata a Reggio Calabria e impegnato nell’omonimo centro medico, dove ugualmente vengono fatte analisi. Un emendamento forse inopportuno da presentare da parte di Mangialavori e Siclari. Intanto il decreto Calabria è al vaglio della Commissione sanità e già la prossima settimana potrebbe approdare in aula.

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