Disastro Ferrovie. Il Governo si rimangia il Cda che aveva nominato. E in cui aveva infilato amici degli amici, lobbisti e mogli famose. Alla faccia della meritocrazia

di Stefano Sansonetti Lo si potrebbe definire un peccato originale. Ma per inquadrare meglio la situazione sarebbe più opportuno parlare di un autentico disastro che porta la firma del Governo targato Matteo Renzi. E’ tutta qui la commedia andata in scena a proposito di Ferrovie dello Stato, dove tutti i consiglieri si sono dimessi ieri per favorire un “nuovo corso” in vista del processo di privatizzazione. Così, dopo poco più di un anno, l’esecutivo si rimangia le sue stesse nomine, in particolare quelle di Michele Mario Elia, ormai ex Ad, e di Marcello Messori, ex presidente. Diciamocela tutta. Se è vero che l’obiettivo del Governo consisteva sin da subito nella privatizzazione del gruppo, i due erano finiti in un Consiglio di amministrazione in cui le competenze finanziarie risultavano prossime allo zero. E dove, alla faccia della tanto sbandierata meritocrazia, a prevalere sono state le solite logiche clientelari e da “amici degli amici”. LA RETE Chi c’era, infatti, nel Cda di Fs fino a ieri? Per esempio Federico Lovadina, 100% “giglio magico”, un tempo avvocato dello studio Tombari di Firenze. Ovvero lo studio guidato da quell’Umberto Tombari che non soltato è tutt’ora presidente dell’Ente Cassa di risparmio di Firenze, ma è stato anche il mentore giuridico del ministro delle riforme Maria Elena Boschi. Sempre nel Cda di Ferrovie aveva trovato collocazione Giuliano Frosini, lobbista di Lottomatica, società che gestisce giochi d’azzardo sulla base di una concessione statale. Insomma, il classico piede in due staffe, così comune nella pubblica amministrazione nostrana. Che poi Frosini, poco prima di Lottomatica, faceva il lobbista di Terna. Ed era stato chiamato in Fs proprio per fluidificare la vendita a Terna della problematica rete elettrica di Ferrovie. Cessione che però si è rivelata un fallimento. Il prezzo doveva essere fissato entro il 31 marzo scorso. E nelle aspettative di Fs c’era un incasso di 1 miliardo, indispensabile proprio in vista della quotazione. Nulla di tutto questo è accaduto. L’operazione ora starebbe per concludersi, ma per un prezzo nettamente inferiore. Nel Cda dimissionario di Fs c’era anche Simonetta Giordani, una vita passata a fare lobbying e relazioni esterne per Atlantia-Autostrade della famiglia Benetton. Senza contare che la Giordani nel 2013-2014 era stata sottosegretario al ministero dei beni culturali nel governo di Enrico Letta. Che c’azzeccano queste esperienze con il settore ferroviario-finanziario? Vai a sapere. Ancora, nel Cda di Ferrovie era approdata pure Daniela Carosio, una vita passata alle relazioni esterne del gruppo. Ma incidentalmente anche moglie del geronziano Luigi Vianello, ex Capitalia, Mediobanca, Generali e adesso capo delle relazioni istituzionali di Salini Impregilo, il gruppo delle costruzioni che sta pressando a più non posso il Governo Renzi per costruire il ponte sullo Stretto di Messina. Insomma, un “gruppone” animato da una moltitudine di interessi. E il risultato è quello che oggi abbiamo davabti agli occhi. L’ESITO In questo Cda, infine, si sono trovati l’ex presidente Messori e l’ax Ad Elia. E anche qui i pasticci dell’Esecutivo sono sotto gli occhi di tutti. Elia, manager sconosciuto ai più, era interno al gruppo. Ed è stato promosso dal Governo su indicazione dell’allora uscente Ad Mauro Moretti, nel frattempo spostato sulla tolda di comando di Finmeccanica. Renzi, del resto, non poteva essere insensibile alle “sirene morettiane”. Infatti nel 2012 fu Busitalia, società del gruppo Fs in quel periodo guidato da Moretti, a rilevare dal comune di Firenze una partecipazione rilevante in Ataf, l’azienda fiorentina dei trasporti. Il tutto per 18 milioni di euro, che fecero comodo alle casse del Comune all’epoca guidato da Renzi. E chi era amministratore delegato di Busitalia, poi diventato anche presidente Ataf? Renato Mazzoncini, guarda caso ora in pole position per succedere a Elia sulla poltrona di amministratore delegato di Ferrovie. E così il cerchio si chiude. Mentre Fs, con la complicità dell’Esecutivo, ha gettato un anno e mezzo di tempo alle ortiche. Twitter: @SSansonetti

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