Discarica Italia. Dalla Sicilia alla Lombardia, ecco la mappa delle nuove Terre dei fuochi

di Antonello Di Lella e Carmine Gazzanni
Inchieste

Sette ottobre 1997. In audizione presso l’allora commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti, c’era Carmine Schiavone, uomo di prim’ordine dei Casalesi. Conosciamo bene le rivelazioni – a lungo coperte da segreto – che il cugino del sanguinario Sandokan fece in quel frangente su quella che è diventata tragicamente nota come “Terra dei Fuochi”. Ma c’è un passo, in quell’audizione, che tocca anche il piccolo Molise.

QUEI FUSTI RADIOATTIVI INTERRATI – A fare le domande a Schiavone è il presidente di commissione, il senatore Massimo Scalia: “Al Nord, quindi l’attività si svolgeva fino a Latina; dove arrivava ad est? Nella zona del Matese? In Molise?”. “Sì – risponde Schiavone – quella era una zona di nostra influenza”. Anche il Molise è, dunque, Terra dei Fuochi. Le prime avvisaglie ci sono già negli anni ‘80, ma si concretizzano nel 2005 quando l’operazione dell’Antimafia, “Campania Felix”, dipinge un quadro fosco sul Molise, specie sulla zona di Venafro, a confine con la provincia di Caserta: “Questo territorio – scrivono i pm – è campo di operazioni illecite, è campo di controllo camorristico”. Non è un caso che negli ultimi anni si sia costituito il “Comitato delle Mamme per la salute e per l’Ambiente” che hanno denunciato episodi, con tanto di esposti, da far rabbrividire. Dalla diossina nel latte materno e negli animali ai veleni nella polvere del cemento, dai rifiuti interrati e bruciati nei forni all’aumento esponenziale di malattie e di tumori come il mesotelioma. Una situazione disperata, dunque, dinanzi alla quale la politica regionale preferisce tacere. “Era stata annunciata una task force, ma non è mai nata”, ci racconta Paolo De Chiara, giornalista che per primo in Molise si è interessato alla questione. Con la conseguenza che tante realtà restano abbandonate.

fustiPrendiamo, ad esempio, Castelmauro, paese di 1.600 abitanti in provincia di Campobasso. Qui vennero ritrovati in cantina centinaia di fusti radioattivi: “anche qui nessuno è intervenuto. E anzi alcuni di quei fusti sono scomparsi, non si sa che fine abbiano fatto”. Per non parlare, poi, del Registro Tumori. Nonostante la legge istitutiva nazionale risalga al 2003, tutto è ancora fermo. “Per quattro volte – racconta ancora De Chiara – la Regione Molise ha pagato e sostenuto le spese dei medici che si stanno occupando del Registro, che però non c’è. Stanno raccogliendo i dati, dicono. Ma dopo dieci anni dalla prima di queste delibere (la prima risale al 2006, ndr), i cittadini i dati ancora non li conoscono”. E intanto si continua a morire. Come a Cercemaggiore, dove il Ministero dell’Ambiente non ha finanziato alcuna bonifica in località Capoiaccio, in cui sono state accertati sversamenti di rifiuti tossici negli ex-pozzi petroliferi con conseguente inquinamento delle acque, del suolo e del territorio.

LAGO CRIMINALE – Siamo alle porte di Perugia. Precisamente nella Valnestore. Fino a poco tempo fa, perlomeno. Perché da qualche mese per tanti è diventata la “Valle dei Fuochi”. E pensare che soltanto l’anno scorso la locale associazione sportiva ha organizzato lì, al lago di Pietrafitta, i mondiali di pesca alla carpa. Ecco, sarebbe stato meglio non farli. Eppure, qualcuno dirà, Enel – che deteneva i territori lì intorno – si occupò della bonifica dell’area, ripulendo il terreno che, oggi, è coltivato quasi esclusivamente a grano. Peccato, però, che al di sotto di piante e colture ci sia ben altro. A giugno, infatti, i Noe di Perugia hanno sequestrato un’area di 255 ettari e stanno indagando per disastro ambientale colposo. Si tratta, spiegano gli inquirenti, “dell’ex bacino minerario utilizzato per l’estrazione della lignite da parte di Enel, nonché di due pozzi ubicati a Tavernelle (nel comune di Panicale, Perugia, ndr) e all’interno della vecchia centrale Enel di Pietrafitta“. Il motivo? Presto detto: doppietrafittao i dovuti controlli, al di sotto di grano e frumento erano stati rinvenuti rifiuti pericolosi, con su scritto “veleno”, come solventi e sostanze tossiche. Appunto.  E allora non è nemmeno un caso che pure la commissione parlamentare sul ciclo rifiuti, dopo un dossier presentato dal leghista Stefano Candiani, si stia occupando della terra umbra. E del lago di Pietrafitta. Già, perché – come raccontato per primi da Sara Minciaroni Alessandro Antonini sul Corriere dell’Umbria – le voci che lo vogliono depositario di rifiuti sversati abusivamente si rincorrono. E ora pare che i livelli di manganese siano molto più alti del consentito. E non è un caso che da qualche anno è vietato pure entrare in acqua per i natanti.

fiume saccoTERRE DI MORTE – È la valle del fiume Sacco la zona che fa registrare una vera e propria emergenza nel Lazio. Siamo in provincia di Frosinone e l’ambiente appare gravemente compromesso. Bonificare l’area è ancora una promessa tradita. Per non parlare della depurazione delle acque, dell’inquinamento atmosferico e del degrado idrogeologico. Una situazione di piena emergenza che ha portato a ipotizzare anche il reato di disastro ambientale. Si tratta di una zona ad altra presenza industriale. Nel corso degli anni lo smaltimento incontrollato di residui chimici ha determinato l’emergenza. Il massimo del degrado si registra a Ceccano (Frosinone), il comune tagliato in due dal fiume Sacco. Con tutte le conseguenze del caso. Basti pensare che, secondo i dati pubblicati nel 2008 dal dipartimento di epidemiologia della Asl di Roma, l’aumento dei tumori nell’area ha subito un’impennata. La valle del Sacco è da tempo inserita nei siti d’interesse nazionale da bonificare. Sempre nel Lazio altra zona ritenuta a rischio è quella di Latina. Nel mirino è finita la falda acquifera sotto l’ex centrale nucleare, situata a Borgo Sabotino. Spostandoci sull’isola siciliana, altra terra di morte balzata agli onori delle cronache è quella di Gela (Caltanissetta). Che sia assimilabile alla Terra dei Fuochi lo ha denunciato duramente l’esperta Loredana Musmeci, dirigente di ricerca presso l’istituto superiore di Sanità di Roma.

montichiariRECORD IMBATTIBILI – Il nostro viaggio si conclude in Lombardia. Siamo in provincia di Brescia. Nel territorio che vari esperti hanno definito l’immondezzaio d’Italia. Qui davvero non manca niente. Dall’inceneritore più grande d’Europa al record di discariche. Senza dimenticare che siamo nella città della Caffaro. A sud dell’industria chimica, infatti, sono stati rinvenuti livelli altissimi di diossine e Pcb (policlorobifenili). L’area risulta contaminata nelle acque superficiali,  acque sotterranee e nel suolo da diverse sostanze organiche clorurate persistenti e alcuni metalli pesanti. Contaminazione attribuita all’azienda. Terribile anche il conteggio dei rifiuti che vengono interrati in tutta la provincia. Quello che viene fuori è un business legalizzato. Non rifiuti che bruciano per strada, ma che producono ricchezza per i padroni della spazzatura. Il centro dell’interramento di monnezza è il paese di Montichiari, 25 mila abitanti. E ben 11 discariche autorizzate, 16 se si considerano quelle dismesse e abusive. Una vera e propria discarica a cielo aperto che fanno del paese della provincia di Brescia un caso studio. E pensare che c’è anche un’altra richiesta in ballo, quella di Padana Green che voleva smaltire amianto, per ora sospesa dalla giustizia amministrativa. La cittadinanza esausta si è organizzata dando vita a “Montichiari Sos Terra”. Un Comitato che sta portando avanti una serie di battaglie  per bloccare un lento soffocamento da spazzatura.

  • cristina

    mafia e rifiuti. altra espressione del malaffare italiano. mafia si avvicina sempre dove c’è grande business, vedi sanità, cooperative sociali, sostanze stupefacenti, traffico di esseri umani e armi, prostituzione.

    • dotelli dotelli

      L’importante è che si sia capito che per “mafia” non si deve intendere solo cosa nostra siciliana, e altre folkloristiche mafie locali, ma che si sappia di dover intendere IL SISTEMA (politico) ITALIA MARCIO FINO AL MIDOLLO DA NORD A SUD.