Dopo la campagna acquisti nel Belpaese, Hollande offre un mini contentino all’Italia. Fincantieri può mettere le mani su una preda francese

di Stefano Sansonetti
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di Stefano Sansonetti

Non è che zitto zitto il Governo di Matteo Renzi riuscirà a farsi dare un contentino dal presidente francese Francois Hollande? A distanza di qualche settimana dall’ultimo bilaterale italo-transalpino, tenutosi a Venezia, si stagliano all’orizzonte lavori in corso per un accordo tra Roma e Parigi nel settore navale. In ballo, a quanto filtra, c’è la possibilità di far acquisire all’italiana Fincantieri una posizione di rilievo in qualche società francese che opera nello stesso settore. Chi ha seguito da vicino i conciliaboli intorno al bilaterale fa anche un nome.

IL DETTAGLIO. Parliamo del gruppo Dcns, costruttore navale francese, soprattutto a livello bellico. Insomma, a Venezia si sarebbero poste le basi per il mini contentino all’Italia, ormai terra di conquista a 360 gradi per i francesi, come da ultimo dimostra l’ascesa della transalpina Vivendi in Telecom. L’operazione navale, in realtà, avrebbe anche un aggancio in alcuni passaggi delle dichiarazioni finali fatte all’epoca dell’incontro dallo stesso Hollande. Parlando di prospettive di consolidamento di attività tra i due paesi, a un certo punto il presidente francese ha evocato “il notevole sviluppo del trasporto marittimo” e il fatto che “la Francia e l’Italia sono due potenze marittime”, con “aziende d’eccellenza”. Non è la prima volta che si parla di un possibile avvicinamento tra Fincantieri, controllata dalla Cassa Depositi e Prestiti, e qualche azienda francese. Tempo fa si era ipotizzato che il gruppo cantieristico italiano, sulla cui tolda di comando si sta giocando la conferma l’Ad Giuseppe Bono, potesse salire nel capitale della Stx France, altro big navale la cui quota di maggioranza è in realtà in mano a un gruppo coreano che potrebbe volersi disimpegnare.

GLI SVILUPPI. Ma gli addetti ai lavori ritengono che questa opzione possa diventare sempre più marginale, a beneficio proprio della Dcns. Ad ogni modo molti ritengono che la conferma di Bono in azienda potrebbe essere funzionale all’operazione. Naturalmente sull’esito pesano diverse incognite. Innanzitutto va verificata la formula: acquisizione, fusione o altro tipo di accordo. E poi va tenuto presente che Fincantieri non naviga oggi in ottime acque, soprattutto sotto il peso delle maxiperdite della controllata norvegese Vard. Nei primi 9 mesi del 2015 Fincantieri ha messo a segno ricavi per 3 miliardi, chiudendo con un rosso di 96 milioni. Non il miglior biglietto da visita.

Twitter: @SSansonetti