Dopo Siri scoppia la grana Arata jr. Il figlio dell’indagato è stato assunto da Giorgetti. Cinque Stelle all’attacco: adesso la Lega deve chiarire

di Davide Manlio Ruffolo
Cronaca

Il Carroccio ostenta sicurezza ma l’inchiesta sull’eolico in Sicilia, in cui è indagato per corruzione il sottosegretario leghista Armando Siri, rischia di essere un vero e proprio grattacapo. Mentre il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pubblico ministero Mario Palazzi passano al setaccio migliaia di pagine e file relativi ai bilanci della società di Paolo Arata, anch’esso indagato nel filone romano, parallelamente all’inchiesta spunta una nuova rogna: il figlio dell’imprenditore, ossia Federico Arata, è stato assunto a palazzo Chigi dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti.

Il contratto è stato firmato con il Dipartimento programmazione economica ed è stato registrato dalla Corte dei Conti pochi giorni fa. Insomma un nuovo aspetto che, sebbene non faccia parte direttamente dell’inchiesta, non fa altro che confermare l’esistenza di uno stretto rapporto tra la Lega e l’imprenditore dell’eolico, già accusato di associazione a delinquere in concorso con l’imprenditore e socio Vito Nicastri che, tempo fa, era stato arrestato a Palermo perché accusato di aver finanziato la latitanza del boss Matteo Messina Denaro. Non si tratta di una questione di poco conto, sebbene esclusivamente politica, perché il Movimento 5 Stelle ha già chiesto conto di questa brutta vicenda a Matteo Salvini: “Se fosse vero che il figlio dell’imprenditore-faccendiere Arata sia stato assunto dal sottosegretario Giorgetti a palazzo Chigi, ci troveremmo di fronte a un vero e proprio caso”.

Ma a levare il sonno al vicepremier ci pensano soprattutto i possibili sviluppi dell’inchiesta che rischiano di inguaiare il suo braccio destro, Siri. I magistrati romani, infatti, stanno analizzando i documenti e gli atti sequestrati nel corso delle perquisizioni delle società dell’imprenditore Arata di due giorni fa. Così a finire sotto la lente degli inquirenti sono i bilanci di quattro aziende a lui riconducibili ossia la Etnea srl, l’Alqantara srl, la Solcara srl amministrata dal figlio Francesco, e la Solgesta srl amministrata dalla moglie Alessandra.

Proprio dall’esame dei flussi bancari di queste società e dei conti dell’imprenditore, i magistrati romani starebbero cercando la cosiddetta pistola fumante ossia le tracce dell’avvenuto pagamento della mazzetta da 30 mila euro che, questa è la tesi dell’accusa, l’imprenditore Arata avrebbe corrisposto al sottosegretario Siri. Ad oggi, infatti, di questa presunta tangente non esiste alcuna prova concreta ma solo alcune intercettazioni finite agli atti dell’inchiesta. In particolare quella captata in ambientale tra l’uomo e suo figlio in cui raccontava che: “Questa operazione ci è costata 30 mila euro”.