Ecco dove finiscono i sacerdoti pedofili. Libro-inchiesta sui luoghi protetti del Vaticano. Così la Chiesa assolve i peccati dei pastori

dalla Redazione
Cronaca

C’è la suora stalker, il sacerdote omicida, quello che scappa dopo aver provocato un incidente, il ladro che ruba i soldi delle offerte, storie di truffe, bancarotte, appropriazioni indebite. C’è l’omosessualità, che per la Chiesa resta un peccato da espiare lontano da occhi indiscreti. C’è il prete affetto da ludopatia e quello ossessionato dai siti porno. Una minoranza, certo. Ma molto numerosa. Che la Chiesa accoglie come “madre amorevole” e che nasconde nei cosiddetti “centri di cura” per sacerdoti e suore “in difficoltà”.

Finora poco si sa di questi luoghi celati alla grande narrazione. Ma le domande restano. Che fine fanno i sacerdoti e le suore denunciati per abusi, violenze, truffe e altri gravissimi reati? Dove cercano la pace quando i polveroni mediatici di cui sono stati protagonisti si placano? E, soprattutto, dove si trova quel buco nero lontano dai riflettori deputato a inghiottirli? In cosa consiste quello spazio creato per allontanarli (spesso per sempre) dallo sguardo critico dell’opinione pubblica e nel frattempo provvedere alla rieducazione?

A indagare – affrontando un argomento raramente trattato, se non da una manciata di inchieste – ci provano adesso in “Giustizia Divina” (Chiarelettere, pp. 184) Emanuela Provera – ex numeraria dell’Opus Dei, che ha raccontato la sua esperienza in “Dentro l’Opus Dei” (Chiarelettere, 2009) – e il giornalista Federico Tulli, già autore di numerosi libri fra cui “Chiesa e pedofilia. Il caso italiano” (L’Asino d’oro, 2014). La sconvolgente inchiesta portata avanti dai due autori non solo racconta i centri di cura, ma anche le inquietanti storie di alcuni dei loro ospiti, senza dimenticare quanto ricostruito nell’ultima parte del libro, dedicata alle scuole di esorcismo in Italia e alle cerimonie di liberazione dal “maligno” a cui gli autori hanno partecipato di persona.

Un quadro fosco che non mira a denigrare l’istituzione Chiesa, ma a far sì che il Vaticano in primis, insieme allo Stato italiano, facciano luce su una macchia criminale che rischia di inquinare anche la faccia pulita del mondo cattolico.