Edilizia scolastica, parla Di Nicola (M5S): “I dati del Miur confermano che siamo di fronte ad una vera e propria emergenza. Conte chiuda tutti gli istituti a rischio”

di Antonio Pitoni
L'intervista

“Questi dati confermano che siamo di fronte ad una vera e propria emergenza. Oltre alla necessità di intervenire con urgenza per la messa in sicurezza di tutti gli edifici scolastici a rischio sismico sparsi sul territorio nazionale”. Lo ribadisce il senatore M5S, Primo Di Nicola, commentando l’ultimo report sull’ediliza scolastica pubblicati sul sito del ministero dell’Istruzione (leggi l’articolo).

Il problema non le è nuovo: lo aveva già sollevato in Aula al Senato appellandosi al premier Conte…
“Evidentemente, difronte ai dati che certificano una carenza di sicurezza su vasta scala, non sbagliavo ad appellarmi al presidente del Consiglio, che detiene la delega per il terremoto, invitandolo con urgenza a chiudere tutte le scuole non in regola con la normativa antisismica. Un appello, purtroppo, finora inascoltato”.

Con quali conseguenze?
“L’enorme assunzione di responsabilità da parte del Governo e di tutti degli enti preposti. Ci auguriamo tutti che non accada nulla di grave e di non dover piangere altri morti, ma se dovessero arrivare nuove scosse di terremoto di chi sarà la colpa?”.

Il report, però, evidenzia anche altre criticità. Che idea si è fatto?
“Purtroppo i dati confermano la diffusa inadeguatezza degli edifici anche su altri fronti. Ad esempio meno di 10mila edifici su un totale di oltre 40mila sono in possesso del certificato di prevenzione incendi. Le dimensioni di questo disastro sono, obiettivamente, incomprensibili”.

Cosa si potrebbe e dovrebbe fare per invertire la rotta?
“Preso atto della gravità della situazione, alla quale non si riesce a rimediare neppure con i fondi ad oggi disponibili, occorre un immediato cambio di rotta. è necessario che, in sede di approvazione della prossima legge di Bilancio, tutte le forze politiche, di maggioranza e opposizione, presenti in Parlamento si mobilitino per sollecitare un intervento radicale non più rinviabile”.

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