A chi serve davvero la rabbia di Gianluigi. L’ex grillino è deluso dal Movimento ma non schioda dalla poltrona

di Gaetano Pedullà

Dopo aver fatto di tutto e di più per farsi buttare fuori dal Nulla grazie al quale si è beccato un posto in Senato, Gianluigi Paragone sta facendo adesso il possibile per dimostrare che i Cinque Stelle hanno avuto ragione da vendere nell’espellerlo. Da voce critica e memoria delle battaglie degli anni in cui nasceva il Movimento (mentre lui era altrove, in area leghista) il parlamentare (mica si dimette, eh!) sta continuando a fare chissà se inconsapevolmente da quinta colonna dei nemici giurati dell’unica forza politica davvero dirompente nello scenario italiano.

A Sinistra, infatti, non ce la fanno proprio a recuperare i legami col proletariato e le periferie, forse per l’esaurimento delle stesse ragioni storiche di un’offerta politica a cui non resta che affidarsi alle sardine. A Destra invece il campo è egemonizzato da un ticket Salvini-Meloni che semmai andrà al Governo ci porterà fuori dalle regole costituzionali (i pieni poteri), fuori dall’Europa (con l’amica Le Pen) e fuori dall’euro, con buona pace del partito del Pil che solo a quel punto capirà che bell’affare è per le imprese italiane farsi pagare e vendere utilizzando le conchiglie o le lirette equivalenti. Al contrario di questi, il M5S lentamente, in qualche caso goffamente, parando i colpi dello Stato profondo, delle burocrazie, di una stampa e tv perennemente ostili, ha portato a casa in meno di due anni riforme storiche, e altre ne potrà centrare.

Riforme che potranno utilizzare le aperture che arrivano da un’Europa a cui oggi conviene – a partire dalla Germania – accantonare le vecchie politiche del rigore sui conti pubblici e prolungare l’allentamento monetario. Non c’è in questo un’improvvisa generosità verso l’Italia, ma l’esigenza di Berlino di soccorrere le sue banche e salvare l’industria dell’auto da cui dipende tutto il sistema industriale tedesco. Altrettanta flessibilità serve a Parigi, dilaniata dal malcontento e dagli scioperi, e all’Europa consapevole della necessità di una nuova forte crescita, per non soccombere tra i due giganti Usa e Cina che si stanno mettendo d’accordo anche sui dazi.

Dunque proprio ora che possiamo godere dei benefici delle banche centrali di tutto il mondo e far ripartire un po’ di credito bancario alle piccole imprese, che possiamo battere con successo i pugni per avere da Bruxelles i soldi con cui magari riambientalizzare l’ex Ilva a Taranto o in ogni caso consolidare un Paese divenuto una bomba sotto il profilo idrogeologico, e che possiamo riqualificare in modalità green il nostro sistema industriale, colpire il Movimento che sta garantendo tutto questo sostenendo il Governo Conte significa dare uno schiaffo agli italiani, per il solo vantaggio di accontentare il proprio ego o trascinarci in avventure delle quali non abbiamo bisogno.

Avventure che con i nostri 2.400 miliardi di debito pubblico sono chiaramente senza ritorno, mentre chi può tornare (e ci spera, eccome se ci spera!) sono i soliti noti percettori di antichi e imperdonabili privilegi, dai 345 parlamentari aggrappati al referendum per farsi un altro giro di 5 anni a spese nostre sulla giostra, ai concessionari autostradali (e non solo) e a chi sente il pericolo di perdere il giocattolo di uno Stato che per decenni ha permesso alla grande impresa si socializzare le perdite e privatizzare i guadagni.

 

Gli ultimi editoriali di Gaetano Pedullà

Consulta l'archivio completo

L’Inps patrimonio del Paese

Dopo la Croce rossa, non c’è bersaglio su cui sparare più facile dell’Inps. Il sito internet da dove si accede al bonus di 600 euro per i lavoratori autonomi e le Partite Iva mercoledì scorso è andato in tilt sotto la pressione di milioni di utenti. I partiti di opposizione con la grancassa delle tv…

Continua

C’è lo spot del Coronavirus

Armiamoci di pazienza e mettiamoci l’anima in pace, a meno di non volerci portare sulla coscienza altre migliaia di vittime. Fino al 13 aprile si deve restare a casa, e contribuire tutti a fermare un’epidemia che sta rallentando, ma può metterci un attimo a ripartire e ad esplodere, soprattutto nelle regioni del Sud dove finora…

Continua

Le Regioni che turbano la Merkel

Chissà che paura s’è presa la Merkel quando ieri le hanno portato la letterina vergata da un certo numero di presidenti di Regione, sindaci e liberi sottoscrittori, tipo Calenda. Un papello pubblicato dal Frankfurter Allgemeine Zeitung, uno dei maggiori quotidiani tedeschi, nel quale si leggevano due messaggi. Il primo era un rimprovero per la carenza…

Continua

Basta sciacallaggi delle Destre. Così ammazzano il Paese

Chiamiamolo col suo nome: alto tradimento. Chi sta fomentando anche indirettamente il malcontento che c’è nel Paese, spingendo i cittadini rimasti senza un soldo persino per la spesa ad assaltare i supermercati, sappia che così non si mette in croce il Governo o la maggioranza che lo sostiene, ma la stessa democrazia e i princìpi…

Continua

Dio ci salvi da Draghi premier

Tanto vale farlo santo subito. Mario Draghi, l’uomo della provvidenza, quello che ha salvato l’euro e le cui parole sono Vangelo – sempre sia lodato dal sacro testo Financial Times – è il sogno a occhi aperti di veri e presunti poteri forti, dei giornaloni e di una destra disposta pure a rinnegare se stessa…

Continua

Pechino ci deve risposte

Chi fa giornalismo con serietà non può che tenersi alla larga tanto dai complottisti quanto dai negazionisti. Le fake news sono dietro ogni angolo, e da quando siamo tutti nella rete dei social network i produttori di bufale sono in servizio permanente effettivo. Ma altrettanto è un grave errore far finta di niente quando da…

Continua

Il disonore dei sindacati disfattisti

Mentre scrivo questo articolo il presidente del Consiglio e un manipolo di ministri, anziché occuparsi dell’emergenza sanitarie ed economica, sono riuniti a porte chiuse con i segretari dei grandi sindacati confederali per decidere se oggi insieme al virus avremo la calamità di centinaia di aziende in sciopero, e quei pochi trasporti che permettono di rifornire…

Continua

Regioni più dannose del virus

L’eroismo dei soldati, la confusione dei comandi. Nelle guerre degli italiani questa è una costante, e la guerra al Coronavirus non fa differenza. I medici, gli infermieri, i farmacisti ci rimettono anche la pelle mentre il Governo dice una cosa e le Regioni un’altra. E chi se ne frega se questo conflitto nelle decisioni rende…

Continua

Conte vuole i soldi ma non il Mes. Giusto, però rischiamo una trappola

Scusate la mia brutta abitudine, per cui quando vedo la bava sparsa a fiumi su tv e giornali mi si alza il sopracciglio e sento puzza di bruciato. La brillantissima presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde completamente riabilitata per aver messo una pezza al buco fatto da lei stessa, è un caso tipico della…

Continua

Usare tutte le risorse possibili. Solo così si salva l’Europa

Non ci voleva molto a capirlo, e il fatto che ieri – dopo una netta correzione di rotta – sia arrivata un po’ di calma sui mercati finanziari è la prova che la Banca centrale europea stava sbagliando tutto. Ostinarsi a non tagliare i tassi mentre le principali banche centrali del mondo l’avevano già fatto,…

Continua