Caso Gregoretti, non ci stupirebbe affatto se alla fine fosse Renzi a salvare Salvini

di Gaetano Pedullà
MATTEO RENZI

Abituati alle sue proverbiali giravolte – Enrico (Letta) stai sereno, mai a Palazzo Chigi senza passare dalle urne, se perdo il referendum lascio la politica, ecc. ecc. Matteo Renzi non ci stupirebbe affatto se alla fine salvasse lui l’altro Matteo dal giudizio della magistratura sui reati contestati per la vicenda della nave Gregoretti. I voti degli esponenti di Italia Viva potrebbero essere determinanti nella Giunta per le autorizzazioni dove i Cinque Stelle non applicheranno banalmente la regola dell’amor che con l’amor si paga.

Le vicende Diciotti e Gregoretti, infatti, sono molto diverse, e fa semplicemente ridere l’elenco di tweet, dichiarazioni a mezzo stampa, segnali di fumo e piccioni viaggiatori annunciato dall’ex ministro dell’Interno per dimostrare che il blocco dei migranti sulla nave fu un’iniziativa condivisa. Questioni tanto delicate si discutono nelle sedi appropriate, quindi in sede di Governo, e non certo tra un mojito e l’altro. Esattamente quello che accadde quando si pose il problema della Diciotti, e per questo Conte, Di Maio e Toninelli (all’epoca ministro con competenza sui porti) si autodenunciarono, mentre i Cinque Stelle sottrassero il Capitano al processo dopo una controversa consultazione sulla piattaforma Rousseau.

Dopo aver strumentalizzato per una vita gli immigrati ora Salvini continua con lo stesso disco, facendo la vittima di quell’ominicchio di Di Maio (così l’ha definito ieri in prima pagina il Giornale di Sallusti) e di chi in genere fa politica usando la magistratura. Non serve un raffinato analista per constatare che però qui non c’è alcun politico che invoca i giudici, ma semplicemente dei pubblici ministeri che fanno il loro lavoro e dei politici che a questo lavoro cercano di sfuggire.

Vedremo perciò cosa deciderà la Giunta e soprattutto se l’ex premier fiorentino che a Porta a Porta faceva la parte dell’oppositore inflessibile al leader della Lega, poi alla prima occasione gli strizza l’occhio e gli toglie l’imbarazzo di spiegare alcune azioni che a occhio e croce sembrano infrangere persino quel decreto sicurezza voluto dallo stesso Salvini. Sempre che almeno questo se lo sia letto.

 

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