Ecco perché i 5S non sono finiti

di Gaetano Pedullà

Il mondo trema per il coronavirus, l’Unione europea perde definitivamente Londra, qui in casa nostra famiglie e imprese faticano ad arrivare a fine mese e di cosa si parla sui talk show politici nazionali? Ma ovviamente della fine dei Cinque Stelle, inequivocabilmente dimostrata dalle elezioni regionali. Una scelta che di inequivocabile ha invece altre due cose. La prima è l’ossessione del sistema informativo per il Movimento, nonostante sia impossibile da attaccare perché i suoi esponenti rubino e facciano clientele, al contrario di quanto avviene in abbondanza sia a Destra che a Sinistra.

Più rilevante è però l’altro aspetto che emerge da tanto fervore anti-grillino. Con un’analisi politica da dilettanti, si sovrappone l’Emilia Romagna all’Italia e si evidenzia che gran parte degli elettori M5S hanno votato il candidato del Pd Stefano Bonaccini perché gli italiani muoiono dalla voglia di bipolarismo. Ovviamente non è così, sia perché gli italiani hanno ben altro a cui pensare, sia perché le ultime amministrative sono cadute in una fase di riorganizzazione profonda del Movimento, e sia perché gli elettori 5 Stelle hanno dovuto fare argine responsabilmente alla temuta avanzata dei sovranisti sia col voto disgiunto che rafforzando al massimo il candidato antagonista a Matteo Salvini (che era Lucia Borgonzoni, ma di questo si sono accorti in pochi).

Il punto più debole di chi giura sul ritorno del bipolarismo e quindi dell’inevitabile fine del Movimento – dove comunque c’è bisogno di un’energica messa a punto – sta nel fatto che alla fine di questa legislatura, quando sarà, il fronte delle Destre (se non hanno litigato a morte prima) potrebbe vedersela con il fronte dell’attuale maggioranza di Governo, con un candidato naturale che è il premier Giuseppe Conte, notoriamente espresso dai 5S. Una prospettiva che al Pd appena rinfrancato dallo scampato pericolo emiliano potrebbe non piacere, ma che li metterà di fronte a un bivio dove non avranno scelta se vorranno vincere ancora. Invece di farsi piangere addosso come finiti, dunque i 5 Stelle farebbero bene a ricordare agli avversari che di problemi ce ne sono di più in casa loro. E utilizzare questo tempo al Governo per continuare a macinare riforme e crescita.

 

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